
“Gli insonni non dormono perché si preoccupano, e si preoccupano perché non dormono”. Più o meno, il giornalista americano Franklin Pierce Adams ci aveva azzeccato, anche se la sua doveva essere semplice ironia. Ma nella realtà, dati alla mano, i problemi legati al sonno sono cresciuti a dismisura a causa del terribile momento storico che il mondo sta attraversando. È anche per questo, che la Giornata Mondiale del Sonno, che quest’anno cade il 17 marzo, assume un valore che va molto oltre la facile ironia di chi pensa sia un’occasione ghiotta da celebrare dormendo tutto il giorno.
Creata nel 2008 e voluta annualmente dalla WASM (World Association of Sleep Medicine), la giornata ha il nobile scopo di celebrare i benefici del sonno salutare e di alzare il livello di attenzione sui problemi legati alle ore da dedicare al riposo e alle possibili cure che oggi, sempre di più, sono in grado di aiutare il momento fondamentale in cui il corpo “ricarica” le batterie. Non curare a sufficienza le ore destinate al riposo può avere conseguenze anche pesanti a livello neurologico, cardiocircolatorio e psichico che vanno dall’irritabilità ai disturbi da stress, dal basso rendimento sul posto di lavoro ai pericoli alla guida.
Problemi che, secondo la WASM minacciano la salute del 45% della popolazione mondiale e che hanno un costo sociale assai alto: 400 miliardi di dollari all’anno negli Stati Uniti, 138 in Giappone, 60 in Germania e 50 nel Regno Unito. In Italia, secondo stime precedenti al lockdown – che ha cambiato tutto in peggio – di disturbi del sonno ne soffriva il 16% della popolazione, circa 10 milioni di persone che ogni notte devono vedersela con bruxismo, sonniloquio, sonnambulismo e apnee notturne.
Il lockdown, come accennato, ha accentuato i problemi già esistenti: per milioni di persone il cambiamento di orari, abitudini, ritmi, sonno e alimentazione si sono tradotti in ansia, depressione e insonnia. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista medico-scientifica “The Lancet”, l’insonnia è al secondo posto delle conseguenze psichiatriche dei pazienti di Covid-19. Problemi che diventano ancora più gravi quando investono l’età pediatrica, letteralmente travolta dall’obbligo all’uso di strumenti elettronici e di colpo privata dei necessari momenti di socialità, necessaria per una crescita armoniosa dei bambini.








