
Esiste un’Italia che si racconta con la gentilezza dei piccoli gesti e un’altra che al contrario può essere misurata nei ritmi frenetici delle città, tra code, traffico e schermi luminosi che catturano l’attenzione più degli sguardi.
È in questo snodo di quotidianità che arriva una ricerca condotta dalla piattaforma di e-learning linguistico “Preply”, che ha provato a stilare una mappa della cortesia urbana in Italia, e il risultato è una classifica destinata a far discutere, non tanto per i punteggi in sé quanto per le sorprese che riserva.
A guidare la graduatoria delle città percepite come più maleducate, la prima sorpresa, non è una metropoli tentacolare né un centro industriale segnato dal caos del traffico, ma la placida e delicata Venezia. Una posizione che, almeno a prima vista può stupire, ma che diventa più comprensibile se si osserva la struttura sociale e urbanistica della città lagunare.
Con meno di 60mila residenti concentrati in un’area di poco più di 7 km quadrati e un flusso turistico annuale che sfiora i 13 milioni di visitatori, il centro storico è una sorta di laboratorio di convivenza forzata dove la distanza fisica è un lusso raro e la pazienza una risorsa preziosa.
Non è un caso che i comportamenti più segnalati riguardino l’invasione dello spazio personale e l’impazienza nelle file, due indicatori che raccontano la tensione costante tra chi vive la città e chi la attraversa per poche ore.
Subito dietro arrivano Catania e Parma, separate da scarti minimi nel punteggio medio di maleducazione. La presenza di queste città sul podio contribuisce a scardinare un bel po’ di luoghi comuni, dimostrando che il fenomeno non segue necessariamente le coordinate geografiche o demografiche più intuitive. Milano, spesso associata a ritmi serrati e competitività sociale, si ferma appena sotto il vertice, mentre Roma, con le sue dimensioni e la sua complessità, occupa una posizione intermedia. Nel caso della capitale, le criticità percepite riguardano soprattutto l’uso invasivo del cellulare in contesti pubblici, il rumore nei luoghi affollati e una certo menefreghismo diffuso nel rispetto delle regole della circolazione.
Elementi che, più che descrivere una mancanza di educazione in senso stretto, disegnano il profilo di una vita dove la fretta e la distrazione sono diventati tratti strutturali.
Ancora più interessante è il quadro che emerge osservando le città del Sud: Napoli e Palermo, spesso al centro di stereotipi sull’inciviltà urbana, risultano invece sotto la media nazionale, tra le realtà percepite come più rispettose delle norme di convivenza.
All’opposto della classifica, Padova conquista il primato di città più educata, seguita da Firenze, Modena e Verona. Si tratta in larga parte di centri di dimensioni medio-grandi, caratterizzati da un buon equilibrio tra qualità della vita e densità urbana, dove il senso di comunità sembra tradursi anche in una maggiore attenzione ai comportamenti quotidiani.
L’indagine, tuttavia, non si limita a stilare una graduatoria, ma offre uno spaccato delle abitudini contemporanee che influenzano la percezione della cortesia. Tra queste, l’uso degli smartphone emerge come uno dei principali fattori di disturbo. In città come Trieste, Padova o Brescia, la presenza costante di device perennemente connessi nello spazio pubblico viene vissuta come un segnale di chiusura relazionale, quasi una barriera invisibile che separa le persone pur mantenendole fisicamente vicine.
Un altro elemento che contribuisce a delineare la geografia delle buone maniere è il rapporto tra residenti e visitatori. Le opinioni degli intervistati si distribuiscono in modo piuttosto equilibrato: una parte ritiene che la maleducazione sia più diffusa tra chi viene da fuori, un’altra individua negli stessi abitanti le principali criticità, mentre la maggioranza tende a condividere equamente le colpe del fenomeno. In alcune città, come Bari, Roma o Catania, i comportamenti scortesi sono attribuiti soprattutto ai locali, forse per effetto di abitudini consolidate, mentre in altre realtà la percezione è all’opposto: i nuovi arrivati, che siano studenti, lavoratori o turisti, vengono visti come meno attenti alle norme che regolano la vita cittadina.
La ricerca si spinge persino a esplorare il tema della generosità, misurando la propensione a lasciare la mancia nella ristorazione e accoglienza turistica.
E anche in questo caso emergono differenze significative: Messina si distingue come la città più incline a riconoscere economicamente il lavoro del personale, mentre altrove il gesto rimane più sporadico o legato alla qualità percepita del servizio. Una variabile che riflette non solo abitudini culturali diverse, ma anche il modo in cui il valore del lavoro viene riconosciuto.
Nel complesso, il quadro che mostra lo studio è di un Paese che oscilla tra tradizione e trasformazione, il punteggio medio nazionale, attestato poco sopra la sufficienza, suggerisce che per fortuna le buone maniere non sono scomparse, ma sottoposte a continue sollecitazioni da parte di ritmi di vita sempre più esagerati. Più che una classifica di colpevoli, è il ritratto di una società alle prese con nuove forme di convivenza, dove la cortesia diventa una competenza da negoziare ogni nuovo giorno.











