Il recente crudele omicidio avvenuto in Canavese e le esequie tributate alla povera vittima con il lutto cittadino mi fanno riflettere che il nostro quotidiano cammino ondeggia come un pendolo tra indifferenza e lanci di generosa compassione. La logica dell’indifferenza, oggi così diffusa, sembra infiltrarsi nei settori più sottili della coscienza della società. Ci stiamo sempre di più convincendo di essere sempre più liberi, ma in realtà siamo sempre di più indifferenti a tutto quello che ci circonda, adattandoci sempre di più in un gaudente cinismo.
L'indifferenza, esprime una mancanza di interesse e partecipazione emotiva, ed oggi ritengo che si viva in una società del cosiddetto benessere, che i nostri padri e nonni non potevano neanche immaginare nelle più rosee delle previsioni, ma questa società sempre più liquida dove pensiamo di essere liberi stravolge sempre di più l’idea di libertà in indifferenza. Ci ripieghiamo ogni giorno sempre di più sull’individualismo, edonismo, cercando di creare una barriera verso gli altri esseri umani, animali o ambiente salvo poi rinsavire quando molte volte ormai il danno è fatto, ed ecco che scatta nei nostri animi una generosa compassione.
La compassione di partecipare alle esequie, di testimoniare vicinanza alla famiglia della vittima che paragonerei all’agnello sacrificale immolato a dei famelici lupi travestiti da agnelli. E di questi personaggi se ne trovano sulla cronaca nera dei giornali ogni giorno, persone che subdolamente con l’inganno escogitano sempre nuove trovate da malfattori per ottenere i propri abietti scopi con truffe, raggiri, furti commessi da questi malintenzionati che sfruttano la buona fede delle persone comuni. Queste azioni criminali hanno spesso successo appunto grazie alla velocità di adattamento di questi individui, non merita nemmeno chiamarli esseri umani, rispetto a una meno dinamica capacità di percezione della minaccia, da parte delle vittime inermi, nella maggior parte dei casi anziani o persone affettivamente sole. Che per quanto diffidenti possano essere, difficilmente sono in grado di distinguere se l’agnello che hanno di fronte in realtà é una vorace iena.
Quello che mi domando è perché non riusciamo ad intervenire prima, perché non riusciamo a scorgere tra le pieghe degli sguardi, gli occhi si sa sono lo specchio dell’anima, il loro disagio, il cercare di aiutarli prima per non andare a consolarli per la truffa subita o peggio piangerli dopo con i parenti stretti. (Giorgio Cortese).











