La vita è un’esperienza, non una guerra

di Giorgio Cortese

Ieri ho compiuto sessantotto anni. Mi chiamo Giorgio.

Per molto tempo ho vissuto convinto che ciò che mi accadeva fosse una prova da superare, un ostacolo da capire e combattere. Ogni imprevisto mi faceva chiedere: “Perché a me?” Credevo che la fatica fosse una colpa, che il dolore fosse un errore da correggere. Così camminavo nella vita come un soldato, sempre in allerta, sempre pronto a difendermi, come se tutto fosse una guerra silenziosa da vincere ogni giorno.

Poi ho cominciato a smontare quel pensiero, pezzo dopo pezzo. Ho visto quanto fosse radicato dentro di me: l’idea che il valore dipendesse dal giudizio degli altri, che perdere fosse fallire, che essere il centro del mio mondo fosse egoismo. E ho deciso di liberarmene.

E poi è arrivata la malattia. Un tumore, con metastasi.

Non era un ostacolo qualsiasi. Non era un imprevisto da gestire. Avrebbe potuto riportarmi indietro, farmi ripiombare nella guerra: contro il corpo, contro il destino, contro la vita stessa.

E invece no. Ho scelto, per quanto umanamente possibile, di non combattere contro me stesso. Ho scelto di attraversare, di ascoltare, di restare presente, con ottimismo e speranza. Ho scoperto che anche nella fragilità c’è una forza nuova, più silenziosa, più vera, che non teme la realtà e non ha bisogno di vittorie.

Oggi so che sono il centro del mio mondo, e non mi sento egoista per questo. Tutto ciò che mi accade passa attraverso la percezione che ho di me. Perfino la malattia, pur nella sua durezza, mi ricorda che sono vivo. Che sento. Che esisto.

Quando provo gioia, la accolgo con tutto il cuore, senza rimandarla. Quando provo dolore, lo ascolto senza vergogna. Entrambi mi tengono sveglio alla vita, entrambi mi ricordano che la mia esperienza è autentica.

A sessantotto anni non cerco più di vincere contro la vita: cammino con lei, anche nei tratti più ripidi. Ho smesso di fare la guerra. Ho capito che la speranza non è negare ciò che accade, ma scegliere ogni giorno come abitarlo, con coraggio e fiducia. Finché respiro, c’è esperienza. Finché sento, c’è significato. E finché amo la vita, anche nel limite, la vita continua ad aprirmi orizzonti di luce.