La schedatura pongolitica

La proposta letta sui media di schedare i Rom, mi ha fatto riflettere sul significato della parola scheda che deriva dal greco e indica un rettangolo di carta o di cartoncino di dimensioni varie, in bianco o con diciture a stampa, usato per trascrivere dati e annotazioni che possano essere poi raccolte e disposte secondo un determinato ordine. Usiamo amche la scheda e la scriviamo in inglese card, per indicare la carta di credito credit card, postcard o in elettronica per indicare un circuito stampato, una scheda, una piastra, e in informatica, in passato come equivalente di scheda perforata.

E qui arrivo alla seconda parola che è stata recentemente inventata e che fotografa l’attuale situazione politica, la pongolitica. Parola composta da Pongo, marchio registrato di materiale plasmabile e colorato, simile alla plastilina, usato dai bambini per modellare, e da politica, dal greco antico politikè, ovvero l’arte di Governare. Da bambino mi ricordo che ho giocato con il pongo, materiale che viene prodotto in svariati colori intensi e sfavillanti. Ricordo pure che dopo aver giocato a lungo e nel riutilizzarlo i colori si mescolavano  fra di loro e alla fine aevo per le mani un ammasso informe, praticamente inutilizzabile, dal un colore indefinito  sullo scuro  con varie venature.

Ecco che oggi in democrazia, come elettore, magari voto un colore politico che per me è il più intenso e brillante e poi terminato lo spoglio delle schede, e qui torno alle schede la parola iniziale, quando si devono mettere in pratica le promesse elettorali, dopo mesi di chiacchiere, mescolamenti e manipolazioni, proprio come per il pongo, succede che il nuovo governo dai due colori iniziali diventa un inqualificabile colorino grigio e si riveli quindi inutile al suo scopo: risolvere i problemi del paese con delle inutili schedature. Perchè la scheda, quella che conta  e che noi possiamo usare, è quella elettorale. (blog di Giorgio Cortese)