L'abete nano di Natale
Una sera uscendo tardi dal lavoro e lungo la via incrocio dei bellissimi alberi di Natale addobbati con delle scintillanti luci, ed avviandomi verso il parcheggio trovo al bordo della strada frequentata dal traffico e dai pedoni un albero di Natale solitario. Preso dai mei pensieri sento una vocina che sussurra: «Hoi! Hoi! Mi fanno il solletico!». Alla mia domanda del perché aveva solletico con la sua esile vocina mi dice: «Sono gli addobbi che mi hanno messo, verso sera con l’abbassarsi della temperatura e l’accendersi delle luci, ho un simpatico solletico e trattengo a stento la voglia di ridire per la felicità di trovarmi qui».
 
Gli ho chiesto se non aveva paura di essere portato via di notte e lui mi dice: «Non mi preoccupo che mi rubino, perché sono piccolo, sono ancora un abete nano». Con incredulità gli ho chiesto perché parlava e lui di rimando: «O bella sono un albero parlante. Molti di noi parlano, ma solo di sera quando voi umani siete a dormire nel caldo delle vostre case e non c’è più nessuno. Ma se qualche umano si avvicina smettiamo subito per non spaventarlo». 
 
Prendo coraggio mi presento e gli chiedo da quale paese proviene e lui: «I miei avi, centinaia di boschi fa, gli alberi misurano il tempo così, provengono dal nord Europa dove l’inverno è rigido, io sono nato orfano in un vivaio e adesso mi trovo qui in questo bel vaso». A questo punto l’abete diventa chiacchierone e mi dice che gli hanno narrato gli abeti più anziani che a loro volta lo hanno saputo da altri abeti anziani di decine di boschi, che i primi suoi antenati sono stati addobbati nel 1605 quando un signore tedesco in visita a Strasburgo, vide in quella città, per la prima volta, un albero decorato a festa per il Natale, con abbellimenti fatti con la carta, con la frutta e con dolcetti. Da lì hanno iniziato anno dopo anno ad essere addobbati per il Natale. 
 
Prendo ulteriore confidenza ed incuriosito gli chiedo se è contento di stare qui lungo la via e lui con la voce flebile mi risponde di si e spera che dopo le feste di Natale venga messo a dimora, nella terra, per continuare a vivere. Gli prometto che farò in modo che questo accada e lui mi risponde che per gratitudine in cambio mi offrirà  più verde e ossigeno. Ecco, mi sveglio. Avevo sognato. Ma penso che nella vita di ogni giorno per fare del bene non ci vogliono dei grani gesti ma delle piccole azioni che unite a molte altre possono contribuire a salvare il nostro pianeta, la nostra tanto amata e maltratta Terra, il pianeta blu.