
Male di vivere! Nel Fedone di Platone, avevo trovato una frase interessante: “L'uomo è un prigioniero che non ha il diritto di aprire la porta della sua prigione e fuggire”. Sono diversi i significati di questa frase del celebre filosofo greco. Mi fermo al pensiero del male di vivere, Socrate in quel dialogo va incontro serenamente alla morte inflitta da altri, ma non la vuole accelerare con quel gesto che, invece, secoli dopo compirà Seneca, lo scrittore latino condannato a morte da Nerone.
Certo ho profondo rispetto del dramma interiore di chi si toglie la vita. Ma perché c’è questo male di vivere in persone normali e senza apparenti problemi. Oggi viviamo in un benessere, nonostante la crisi, che i nostri padri, per non parlare dei nonni, neanche immaginavano. Circondati dal benessere, i giovani, che non hanno vissuto le esperienze di povertà delle precedenti generazioni, vivono in famiglia il più a lungo possibile, felici di essere curati e protetti ma non controllati né limitati in alcun modo. Oggi i giovani ricevono un’alimentazione abbondante e variata rispetto ai genitori e nonni, hanno la possibilità di studiare a lungo, ritardare, anche per la crisi, l’ingresso nel mondo del lavoro, praticare sport, viaggiare, ed infine rapporti agevolati con l’altro sesso per cui anche da questo punto di vista sono largamente appagati.
Sembra la ricetta perfetta della felicità! E invece non è così, in questo nuovo Paese di Bengodi, i giovani rivelano una “sofferenza di vivere” che era pressoché sconosciuta agli adolescenti di 30 o 40 anni fa, che non possedevano quasi nulla, vivevano in un ambiente familiare e sociale povero, autoritario e fortemente impositivo e non avevano certo di fronte a loro grandi prospettive di lavoro e di successo. Eppure questi ragazzi, i diversamente giovani di oggi, erano pieni di entusiasmo e di voglia di vivere. Mi viene allora il sospetto che i giovani siano, in realtà, più poveri oggi di allora, poveri di spirito e di sentimenti forti, privi di tradizioni da amare e da rispettare, senza nessun rapporto con il passato, perché “chi non ha un passato non ha un futuro”.
Questa felicità artificiale dispensata a tutti rende incapaci di comprendere e di accettare il mondo attuale che molte volte ha perso i valori morali e che sembra solo capace di offrire modelli di consumismo sfrenato. Viviamo una società dove il detto cartesiano: “Cogito ergo sum. Io penso quindi esisto” è stato sostituito da “Io sono connesso su internet, consumo, quindi sono”. E scusate ma sembra proprio un vuoto di valori come già prima detto. Oggi, manca il lavoro, ma al duro lavoro fisico, l’attuale società globalizzata ha messo in rete, scusate il gioco di parole, un mondo pieno di tecnologie sempre di più sofisticate, ma prive di qualsiasi altro fine che non sia quello di condurre un’esistenza più comoda ed appariscente possibile.
Un mondo di personaggi che hanno un unico scopo: guadagnare, ad ogni costo, sempre più denaro per poter comprare sempre più oggetti, spesso inutili per vivere in una società dove sempre di più senza dignità e orgoglio, ma ove violenza, l’arroganza e la sopraffazione hanno largamente soppiantato le vecchie e nobili virtù dei nostri padri e nonni, fatte di tolleranza, pazienza, modestia e onestà. Mi chiedo dove sono finiti dei valori, che purtroppo nella storia del novecento sono stati anche abusati degenerandoli come la Fede, l’amor di Patria, l’orgoglio delle proprie radici e lo spirito di appartenenza alla propria terra. Forse la tecnologia ed il benessere ci hanno tolto oltre alla fatica del lavoro fisico anche la nostra anima e la nostra cultura instillando il mortifero virus del “mal di vivere”.











