
Il tema della violenza è purtroppo sempre più parte integrante della nostra cronaca quotidiana. Il recente atto di molestia subita dalla giornalista porta alla ribalta il tema della violenza sui bambini, sulle donne, sui migranti, sui disabili, sugli anziani, su tutte quelle categorie che, nell’immaginario collettivo, vengono considerate fragili e quindi manipolabili. E, come sempre nelle routine quotidiane, a questa violenza stiamo facendo l’abitudine quando guardiamo ormai distrattamente le notizie sui giornali o sentiamo i vari telegiornali alla televisione.
Oggi, forse più della giusta e pronta repressione, è sempre più importante attuare la prevenzione su certi stereotipi beceri di macho dominante che può fare tutto quello che vuole! La violenza, sia verbale che materiale, non deve essere considerata un’emergenza o una patologia estrema di persone deviate ma purtroppo un modo di pensare sbagliato che pervade le culture anche in una società come la nostra che si ritiene evoluta e moderna. Negli ultimi anni la società si evoluta velocemente nella tecnologia con un forte cambiamento sociale ma il cambiamento culturale individuale purtroppo non si è evoluto, ma rimasto legato a stereotipi culturali abbietti. Nel recente passato, era addirittura la legge che giustificava il potere dell’uomo sulla donna. Adesso si assiste invece ad una situazione di fatto per cui sono numerosissime, in tutti i Paesi, siano essi già in fase avanzata o meno, di sviluppo economico le donne indipendenti economicamente, spesso dotate di autorevolezza e di «potere»; e questo cambiamento radicale delle gerarchie sociali viene vissuto da molti come una minaccia per l’uomo e, a volte, alla società in senso più esteso.
Ritengo che occorra agire da subito per favorire una nuova dimensione culturale che sposi nel profondo e non solo superficialmente, a parole, il concetto di «parità». Quest'ultimo si deve inculcare in profondità nelle nuove generazioni. La parità non è una lotta tra sessi per recuperare il «potere» ma la parità è il rispetto tra tutti noi perché dobbiamo essere corresponsabili e complementari per affrontate le sfide comuni della specie umana, come la minaccia della recente pandemia e il rispetto e recupero del pianeta Terra alla nostra umana sbagliata ingerenza degli ultimi cento anni.
Oggi dobbiamo riconoscere ed apprezzare il «valore aggiunto» delle donne in ambito lavorativo, ad esempio, ma nel contempo evitare che vivano in riserve con quote di diritto. Anzi lavoriamo per favorire l’indipendenza economica dei giovani, femmine e maschi, nel contempo agiamo per incrementare la consapevolezza delle donne che spesso sono vittime della sfiducia nelle loro capacità e quindi scambiano il potere di controllo dell’uomo per «sana gelosia» e, infine, ultimo ma non da ultimo, supportiamo, dove possibile, la creazione di una rete di strutture formata da persone che sono capaci di ascoltare, oltre le parole, le vittime della violenza in tutti i luoghi in cui essa avviene e con fatti concreti aiutarle!. (blog di Giorgio Cortese)











