SPORT - La rivincita delle palle di neve

Mentre le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina lasciano il posto alle Paralimpiadi, ultimo atto prima di mandare in archivio un’edizione trionfale sotto molti aspetti, ci sono altre discipline invernali che scalpitano sperando prima o poi di entrare nei radar del Comitato Olimpico internazionale.

Ad esempio la battaglia con le palle di neve, che in Giappone ha quasi perso completamente l’idea di un gioco da ragazzini per trasformarsi in una disciplina con tanto di nome ufficiale e regolamento internazionale. Si chiama “Yukigassen”, e non va in scena per strada o nei giardini pubblici ma con elmetti, cronometri, campo omologati e strategie quasi militari.

Lo Yukigassen nasce nel 1989 a Sōbetsu, sull’isola di Hokkaido, in Giappone, dove l’inverno non è solo una stagione ma una condizione esistenziale. Fin dall’inizio, l’idea era di trasformare le classiche battaglie improvvisate in uno sport codificato per rilanciare il turismo invernale di una zona che si animava soprattutto d’estate.

Il primo torneo si svolge ai piedi del monte Shōwa-shinzan, con 70 squadre pronte a darsi battaglia: non una rissa da cortile fra bande di scugnizzi giapponesi, ma un evento organizzato, con regole precise. La scommessa funziona e come spesso accade, prende il volo.

Nel 1992 si tiene il primo evento ufficiale fuori dal Giappone, in Australia, nello stesso periodo arrivano le prime partite in Finlandia, poi in Norvegia (dove dal 1996 si disputa un appuntamento annuale), quindi in Svezia, Russia, Canada, Alaska, Armenia e più di recente in Austria, che nel 2024 ha organizzato il suo primo campionato nazionale.

Nel 2013 nasce un’alleanza internazionale per uniformare le regole e coordinare i tornei, nel frattempo in Giappone si contano migliaia di squadre attive. La battaglia di neve è ormai diventata un movimento globale, e ora qualcuno spinge per entrare fra le discipline delle Olimpiadi invernali. Del resto, se si può competere spazzolando il ghiaccio nel curling, perché non farlo lanciando neve con precisione chirurgica?

Nel mondo dello Yukigassen, la corporatura minuta è un vantaggio competitivo: “Più sei piccolo, meno sei un bersaglio facile”, spiegano gli organizzatori. Servono agilità, riflessi pronti e un buon braccio, ma soprattutto testa.

In campo scendono sette giocatori per squadra su un rettangolo innevato lungo 36 metri e largo 10, diviso in due metà speculari. Ogni lato dispone di tre rifugi difensivi e una bandiera e l’obiettivo è eliminare tutti gli avversari colpendoli con le palle di neve o conquistare la bandiera nemica.

Prima dell’inizio della partita vengono preparate fino a 90 palle di neve per squadra (in alcuni tornei il totale arriva a 270), tutte identiche, realizzate con apposite macchine per garantire forma e consistenza uniformi.

Il regolamento è rigoroso: non si possono fare finte teatrali lanciando la palla in aria per ingannare l’avversario, né utilizzare palle danneggiate o irregolari, e quando si viene colpiti, bisogna lasciare il campo, senza discussioni e senza possibilità di consultare il VAR.

Ogni partita si gioca al meglio dei tre set, ciascuno della durata di tre minuti, un tempo che sembra un’eternità quando si sta rannicchiati dietro ad un rifugio, contando le munizioni e studiando il momento giusto per l’assalto. A proposito, il casco con visiera trasparente è obbligatorio.

Il torneo internazionale di Sōbetsu resta il tempio mondiale dello Yukigassen, ma il calendario si è popolato di appuntamenti che mescolano competizione e festa popolare: Kemijärvi in Finlandia, Vardø in Norvegia, Murmansk in Russia, Mount Buller in Australia, Luleå in Svezia, Anchorage in Alaska, Jasper e Saskatoon in Canada.

Non si tratta solo di vincere una coppa, perché intorno ai campi di gara si accendono festival, musica, turismo e gastronomia locale. Lo Yukigassen vuole sentirsi uno sport ma soprattutto un rito collettivo e un’occasione di incontro tra culture diverse, unite da un solo gesto: lanciare una palla di neve.

Il segreto del successo sta tutto nella sua universalità: chiunque, almeno una volta nella vita, ha afferrato un po’ di neve per farne una palla con le mani. Trasformare quel gesto in una disciplina regolamentata aggiunge adrenalina senza cancellare la leggerezza originaria.

Chi lo pratica con regolarità assicura che è necessario sviluppare scatti, cambi di direzione, coordinazione e rapidità, ma in fondo è anche una disciplina che diverte.

L’idea di vedere atleti sfilare con la bandiera nazionale dopo una finale di Yukigassen può strappare un sorriso, ma c’è chi spera che un giorno, accanto ai campioni dello sci alpino e del biathlon, possano sfilare anche le nazionali di palle di neve.