
Povero Babbo Natale, il suo leggendario girovita abbondante non è solo uno dei simboli dell’immagine che si porta appresso da secoli, insieme alla lunga barba bianca, ma l’effetto dell’enorme scorpacciata a cui è costretto la notte del 24 dicembre. Una nottata lunghissima, in cui Santa Claus non ha che poche ore di tempo per fare il giro del mondo, entrare nelle case dove c’è un bambino e sistemare i regali sotto l’albero, dopo aver lasciato segno del proprio passaggio mangiando qualcosa preparato apposta per lui.
A proposito, nel 2012 Larry Silverberg, ingegnere di astrofisica alla North Carolina University, aveva pubblicato su una rivista scientifica un’inchiesta secondo cui, calcolando che per accontentare 200 milioni di bambini sparsi in 200 milioni di km quadrati, Babbo Natale dovrebbe coprire 122 milioni di miglia in 24 ore, viaggiando ad una velocità media di 6.000 km all’ora.
Tornando agli spuntini, quando sbarca in Italia, il vecchietto panciuto trova solitamente una scodella di latte e qualche biscotto, ma le tentazioni di gola girando il mondo in lungo e in largo non mancano davvero. Nel Regno Unito, ad esempio, è usanza lasciare a Santa Claus e le sue renne una fetta di mince pie, una torta piena di frutta fresca e secca, accompagnata da una pinta di birra o da un bicchierino di sherry. Un menù che vale anche per l’Irlanda, con l’unica differenza dell’immancabile Guinness, la celebre stout nazionale.
Continuando ad attraversare l’Europa, nella grande pancia di Babbo Natale si aggiunge il porridge di riso alla cannella e una tazza di caffè offerto dagli svedesi, oppure i dolcetti che i bimbi francesi lasciano nelle proprie scarpe. Unica eccezione la Danimarca, dove invece di pensare a rifocillare Santa Claus, i pensieri vanno agli elfi, i suoi fedeli aiutanti, a cui sono dedicate generose porzioni di risengrød, una zuppa di riso e latte.
Attraversato l’oceano, per Babbo Natale è ora di tuffarsi nel pan de pascua, un dolce allo zenzero e miele con i canditi tipico del Perù. Per finire con l’Australia, dove Natale capita sempre in piena estate, e nulla è meglio di una birra ghiacciata, prima di riprendere il viaggio con la sua slitta.
Un po’ di pausa negli Stati Uniti, dove ad attenderlo tornano il latte con i biscotti, una tradizione nata negli anni ‘30, durante la Grande Depressione. Un periodo di grandi difficoltà economiche in cui molti genitori tentavano di insegnare ai loro figli che era importante dare agli altri e mostrare gratitudine per i regali che avevano la fortuna di ricevere a Natale.








