
A pochi giorni dall’uscita di “Burrasca”, il nuovo singolo che segna una svolta inattesa nel suo percorso, Willie Peyote torna a muovere le acque della scena musicale annunciando il Club Tour 2026. E lo fa nel suo stile: senza sovrastrutture ed effetti speciali, ma con lo stile che lo ha reso una delle voci più riconoscibili del panorama musicale italiano.
In un’epoca dominata dai grandi eventi e dalle produzioni spettacolari, il rapper di origine torinesi (è cresciuto a Leinì), sceglie la dimensione più ravvicinata, dove il contatto con il pubblico è diretto per esaltare ciò che da sempre lo distingue: la parola e il ritmo.
Un calendario che accompagnerà l’uscita di nuovi brani e offrirà al pubblico l’occasione di ascoltare dal vivo non solo “Burrasca”, ma anche i pezzi che hanno costruito negli anni l’identità artistica di Peyote.
Il nuovo singolo arriva a un anno dalla partecipazione al Festival di Sanremo, dove Peyote aveva confermato la sua cifra stilistica intrisa di ironia, critica e un certo gusto per lo spiazzamento. Stavolta, però, qualcosa cambia: il brano abbandona quasi completamente la dimensione sarcastica per muoversi su un terreno più intimo. La struttura è essenziale: voce e chitarra, una scelta che suona come una messa a nudo, perché non c’è alcun bisogno di alzare il tono quando il messaggio si sostiene da solo.
Il tema è quello della fragilità, la ricerca di un appiglio emotivo in un contesto instabile. “In questi tempi così violenti siamo tutti sulla stessa barca”, racconta l’artista, sintetizzando in poche parole il cuore del brano.
Dietro la produzione c’è Fudasca, nome ormai centrale nel nuovo cantautorato urban, già al lavoro con artisti come Tredici Pietro e Mecna. Il suo intervento si riconosce nella costruzione di un’atmosfera avvolgente, capace di sostenere il brano senza appesantirlo, lasciando spazio al testo e all’interpretazione.
“Burrasca” è il primo tassello di un nuovo progetto discografico, un lavoro che a giudicare dalle premesse, sembra voler esplorare territori meno battuti.
Ad accompagnare il singolo c’è anche un videoclip diretto da Stefano Carena e ambientato ad Alghero, una narrazione parallela che amplifica il senso del brano.
La storia si ispira a un episodio reale: un pescatore che continua a sedersi ogni giorno accanto alla sdraio della moglie scomparsa, nel punto esatto in cui un tempo si trovava la loro camera da letto. Un’immagine potente, che nel finale si traduce nelle macerie di quello spazio condiviso.
Un racconto che parla di assenza senza mai diventare retorico, mantenendo la sobrietà emotiva che è anche il tratto distintivo della canzone.
Nato a Torino come Guglielmo Bruno, Willie Peyote ha costruito il proprio percorso fuori dai cliché, mescolando influenze diverse e mantenendo sempre una forte identità. La sua formazione, anche accademica — con una laurea in Scienze politiche e una tesi sulla rivolta di Los Angeles del 1992 — si riflette in una scrittura che non si limita all’intrattenimento, ma cerca costantemente di interrogare la realtà.
Le radici torinesi non sono solo un dato anagrafico, ma un elemento che attraversa tutta la sua produzione: uno sguardo spesso disincantato ma mai sterile. Il Club Tour 2026 si inserisce in un momento di trasformazione, una nuova fase più essenziale, e toccherà il Teatro Concordia di Venaria Reale il 1° novembre prossimo.
IL CALENDARIO DEL TOUR
10 ottobre - Nonantola (MO) – Vox
20 ottobre – Milano – Fabrique
23 ottobre - Molfetta (BA) - Eremo Club
24 ottobre – Napoli - Casa della Musica
27 ottobre – Bologna – Estragon
30 ottobre – Firenze - Teatro Cartiere Carrara
31 ottobre- Roma – Atlantico
3 novembre – Venaria Reale (TO) - Teatro Concordia
7 novembre - Padova Hall










