
Visto dall’esterno, da spettatori, lo Yoga ha due particolarità: primo, è affascinante come tutte le discipline orientali, secondo, è di una noia mortale. È vero, dovendo ricercare l’equilibrio dell’anima, la pace e la felicità interiore, non ci si può aspettare una sessione di comicità.
Ma questo, in fondo, è stato il punto di partenza dell’idea di Eli Walker, ex barista e istruttrice di Yoga newyorkese a cui, un giorno, un amico ha confidato che probabilmente avrebbe avuto bisogno lui stesso di qualche lezione, perché talmente fuori forma da non riuscire nemmeno a sfiorarsi i piedi chinandosi. Eli gli consiglia un metodo infallibile per sciogliere velocemente la muscolatura: un bicchiere di vino buono. Lui ci prova e, miracolo, riesce finalmente a toccarsi i piedi. La storia finirebbe qui, e non varrebbe neanche la pena di ricordarla, se non fosse che la scena fa scattare un’idea nella mente di Eli Walker: il DrunkYoga.
Letteralmente vorrebbe dire lo Yoga per ubriachi, ma diventare una scusa per alzare il gomito non è affatto lo scopo della neo disciplina che sta conquistando New York, palazzo dopo palazzo. Quello che Eli consiglia è di associare una quantità di alcolici sufficiente per approdare a quella sensazione di leggerezza che permette di muoversi in modo più sciolto e rilassato. Il vantaggio è rendere meno inappetenti le sessioni di Yoga dopo una giornata di lavoro, quando si ha bisogno e necessità di rimettersi in forma, ma anche di un po’ di sano cazzeggio che aiuti a scaricare lo stress.
Eli Walker è partita con le prime lezioni, fissate rigorosamente all’ora dell’Happy Hour (da quelle parti l’apericena non sanno cosa sia, fortunati loro), si inizia chiacchierando un po’ mentre si sorseggia del vino rosso, uno spritz o quel che si vuole – analcolici compresi - seguiti da 45 minuti di sequenze Vinyasa, una serie di movimenti e posizioni coordinate alla respirazione in cui spesso è richiesto di inserire il calice senza versare neanche una goccia. “Dalla mia esperienza, per fare esercizio divertendosi sono sufficienti due bicchieri di vino, ma bisogna sapersi autoregolare: l’ubriacatura non è permessa e neanche tollerata”, racconta Eli, che oltre ad organizzare lezioni su richiesta a Los Angeles, Nashville, Seattle e Dallas, da poco gestisce anche un ritiro presso l’Haven Riviera Resort di Cancun, in Messico, dove nelle settimane di astrologia e meditazione è spuntato anche lo Drunk Yoga, questa volta a base di Tequila. “Hai perso l’equilibrio? Bevi un sorso. Confondi il piede destro con il sinistro? Non arrossire, sei normale. Versi un po’ del tuo drink sul tappetino del tuo vicino? Dagli un cinque e va bene così. Invece di sentirti in imbarazzo quando sei non sei perfetto, dai nostri eventi esci rafforzato dall’idea di un nuovo gruppo di amici che fanno il tifo per te. La nostra missione è quella di ispirare gioia, coltivare la comunità e riportare fiducia in te stesso”.
È inevitabile, più la popolarità del Drunk Yoga è cresciuta, più è finita fra le mani di esperti che per sconsigliarla hanno stilato un elenco di effetti controproducenti: per iniziare, l’alcol non favorisce l’equilibrio, con il rischio di farsi male, e andando oltre si assumono un bel po’ di calorie indesiderate, le stesse che si cerca di scacciare praticando Yoga, con il risultato finale di vedere ogni sforzo vanificato.
Ed Ely Walker, che ha anche scritto un manuale di esercizi da fare a casa - bastano un tappetino, un calice e una bottiglia di Barbera – ha scoperto di non essere la sola a credere nell’abbinamento fra lo Yoga e l’alcol. In un’altra zona di New York, una volta al mese il birrificio Bronx Brewery ospita la wellness coach Leanne Maciel e le sue lezioni di Brew You Yoga in cui il principio è lo stesso, questa volta a base di birra. Dall’altra parte dell’oceano, a Berlino, in Germania, funziona da tempo la BierYoga, il matrimonio riuscito fra le due grandi passioni della vita di coach Jhula, l’ideatore: lo Yoga e la Birra.












