VIRUS - La barriera protettiva da passeggio

Chi lo sa, magari un giorno ricorderemo questo periodo come gli “anni della mascherina”: una sorta di “Vestivamo alla marinara” in versione coronavirus. Ma mentre siamo ancora costretti a subire il supplizio, nell’attesa del vaccino che faccia “liberi tutti”, idee e trovate su come proteggersi si accavallano, rendendo ogni volta quella precedente superata.

La più recente, e anche ingombrante, arriva dagli Stati Uniti, più precisamente dall’Ohio, dove la Under the Water, un’azienda specializzata in protezioni sanitarie, è stata letteralmente subissata da ordini e richieste di informazioni in arrivo da tutti i 50 Stati, per via di una curiosa protezione che non stonerebbe in un “disaster movie” di Hollywood.

L’oggetto di tanto clamore si chiama ShieldPod, ed è una cupoletta in plastica inizialmente concepita per proteggere gli operatori sanitari da possibili esposizioni pericolose. Ma l’interesse e l’impressionante numero di ordini giunti da insegnanti, impiegati, fattorini e commessi, hanno convinto l’azienda ad apportare qualche modifica per civilizzare lo ShieldPod rendendolo meno inquietante da vedere.

“Crea una barriera, quindi non stiamo affatto dicendo che impedisce la diffusione di Covid-19, e neanche ce la sentiamo di suggerire che non è più il caso di indossare una mascherina, ma abbiamo lavorato con medici e scienziati per creare una barriera che permetta alle persone di muoversi e camminare”, ha precisato Rick Pescovitz, a.d. della Under the Water.

Lo SheldPod lascia scoperte le braccia isolando dalla vita in su chi lo indossa. Descritto come comodo, leggero e facile da usare, è stato richiesto per il personale di stazioni ferroviarie, gruppi di preghiera, comunità, complessi scolatici, squadre sportive e uffici pubblici.

Un successo che rappresenta la rivincita di Pescovitz, che ha personalmente ideato lo scudo da passeggio una decina d’anni fa testandolo di persona. “Ogni volta che lo indossavo all’aria aperta, ad esempio sugli spalti dello stadio durante una partita, la gente mi guardava sorridendo. Poi è arrivata la pandemia, e in giro non c’è più nessuno che sorrida, a parte me”. Appena smaltite le migliaia di ordini, l’azienda completerà il progetto di una versione più piccola, destinata ai bambini.