DINASTIE - In vendita Villa Frescot, la residenza più amata dall'Avvocato Agnelli

A decretare l’addio definitivo della dinastia Agnelli con Torino non mancava che un ultimo, doloroso passaggio: l’addio a “Villa Frescot”, l’ottocentesca residenza al 291 di Strada San Vito-Revigliasco, sulla collina di Torino, circondata da un parco immenso che racchiude vigne, frutteti, giardini, viali e prati all’inglese, dotata di piscina interna e impreziosita da 636 pregiati dipinti di artisti di ogni epoca, per decenni residenza prediletta dell’Avvocato e di sua moglie Marella.

Da mesi, la proprietà che racchiude tre diversi edifici, il primo abitato dall’Avvocato, l’adiacente Villa Bona, un tempo occupata da Edoardo Agnelli e una dependance che Gianni utilizzava per gli ospiti, per una superficie catastale totale di circa 1.000 mq, è comparsa a sorpresa sul mercato immobiliare torinese ad un prezzo neanche così astronomico: 10 milioni di euro trattabili. La residenza, il cui nome è quello della famiglia Frescot, un tempo era conosciuta come “Vigna Ladat”, e fu abitata dai Cignaroli, una famiglia di artisti, e ancora da Francesco Ladetto, autore del cervo che sovrasta la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Una decisione voluta da Margherita Agnelli, che avrebbe messo in vendita anche l’appartamento romani degli Agnelli, all’ultimo piano di Palazzo Mengarini Albertini Carandi, a due passi dal Quirinale, in vendita al doppio di quella torinese, 20 milioni di euro.

A quanto si apprende, fra i primi a cui Villa Frescot sarebbe stata proposta spicca il nome di John Elkann, che insieme a sua moglie Lavinia ci ha vissuto per lungo tempo, ma la coppia avrebbe declinato per via di una nuova residenza in fase di ultimazione. E lo stesso, a ruota, avrebbero fatto Lapo Elkann, che ormai risiede in Portogallo, e Andrea Agnelli, il quale si sarebbe starebbe invece stabilito ad Amsterdam.

Una vicenda che inevitabilmente finisce per c’entrare nell’aspra battaglia sull’eredità in corso da tempo fra Margherita, l’ultima figlia dell’Avvocato, e i suoi tre figli: John, Lapo e Ginevra Elkann.

In compenso, a mettere gli occhi sulla storica residenza dell’Avvocato è spuntato il nome di Al Mayassa, sorella di Tamin bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del ricchissimo fondo “Qatar Investment Authority” interessato anche a rilevare l’ex Palazzo del Lavoro, capolavoro di Luigi Nervi oggi in totale abbandono, per trasformarlo in un centro culturale e museale, si dice con il benestare della collezionista e mecenate Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

Villa Frescot era quella che l’Avvocato e sua moglie, Marella Caracciolo di Castagneto, consideravano davvero casa propria, il posto dove tornare dopo giornate intense di vita in cui l’Avvocato al mattino era capace di fare un salto sulle nevi di St. Moritz per una sciata, per poi spostarsi in Costa Azzurra nel pomeriggio per un’uscita in barca, ma dove ogni sera amava tornare e dove nel 2003 ha scelto di lasciare questo mondo.

A Villa Frescot, nella più assoluta discrezione sabauda, si sono scritte pagine di storia e di politica che hanno segnato le sorti di questo Paese. Chi ci è passato, da Mario Soldati a Indro Montanelli, da Michel Platini a Henry Kissinger, ne parlava come una dimora in cui arte, raffinatezza, cultura e in fondo una semplicità molto borghese riuscivano a convivere, un luogo creato a immagine somiglianza degli Agnelli, da molti considerati i Kennedy italiani per quel mix malefico di fortune e disgrazie che accomunava due famiglie all’apparenza baciate dal destino.

Per Torino e i torinesi si chiude forse nel modo peggiore un’epoca irripetibile, accompagnata dal declino di una casata di industriali belli, ricchi, abbronzati e in fondo infelici. Come tutti.