VACCINO - Tante vittorie e qualche flop eccellente

Si sapeva: la corsa spasmodica al vaccino, passaggio necessario per liberare il mondo dalla morsa del Covid-19, è diventata un massacro. Al momento, 10 vaccini hanno concluso – o sono in via di conclusione – la fase tre, quella definitiva che preclude le autorizzazioni delle autorità sanitarie dopo i controlli. Sul podio, in base ai risultati parziali del photofinish, ci sono i nomi di aziende che nessuno (o pochi), conoscevano, ma ormai diventati familiari a tutti: Pfizer/BioNTech, Moderna e AstraZeneca. Sono loro, insieme a pochissimi altri, le vedette del ballo in cui ci si divide gli ordini multimilionari di Paesi che sperano di immunizzare quanto prima la popolazione e tornare ad una normalità che per diversi mesi è sembrata un miraggio irraggiungibile.

Ma poco si sa, al contrario, di altri 154 vaccini tutt’ora in fase sperimentale in laboratorio o su cavie animali. Come sempre nelle gare, c’è chi arriva ai primi posti e altri che al contrario restano indietro, ma in questo caso i flop rischiano di avere conseguenze pesantissime per colossi farmaceutici che hanno investito miliardi e rischiano voragini nei bilanci.

Fra chi è rimasto a guardare la volata dei finalisti ci sono la Sanofi e la GSK, riunite in un’alleanza ed entrambe fermate da intoppi che le hanno tagliate fuori da uno sprint finale miliardario. La prima è un gruppo farmaceutico francese presente in oltre 100 Paesi e con 100mila dipendenti, la GSK (acronimo di GlaxoSmithKline plc), è invece inglese, con sede a Brentford, un sobborgo di Londra, ed è considerata la decima industria farmaceutica al mondo. Entrambe avevano allo studio un vaccino “a base di proteine ricombinanti adiuvate”, ma i risultati delle prime due fasi hanno dato ottimi riscontri sui pazienti di età compresa fra 18 e 49 anni, e molto scarsa negli anziani. Per tentare di recuperare ed essere pronti almeno nella seconda metà del 2021, hanno chiesto la collaborazione dell’americana Barda (Biomedical Advanced Research and Development Authority), con l’obiettivo di migliorare “la concentrazione di antigeni in modo da ottenere un’elevata risposta immunitaria in tutte le fasce di età”. Il vaccino Sanofi/GSK era fra i più attesi ovunque, Europa compresa, che ne aveva opzionato 40 milioni di dosi per il 2021.

Ma c’è chi ha fatto addirittura peggio, come il vaccino a cui stava studiando l’Università del Queensland, in Australia, con la collaborazione del CSL (Commonwealth Serum Laboratories). Uno studio che è stato completamente abbandonato quando alcuni volontari hanno riportato falsi risultati positivi al virus dell’Hiv. L’Australia, che ne aveva opzionato 52 milioni di dosi, è stata costretta a mettersi in coda per assicurarsi quelli delle solite note.

Le conseguenze, oltre all’imbarazzo iniziale, si annunciano assai dolorose: tagliate fuori dalla corsa all’acquisto dei vaccini che finirà per ingrassare i conti correnti dei maggiori colossi farmaceutici – per di più incoronati come salvatori del mondo – sono numerose le alleanza costrette a rallentare per tentare almeno di rientrare nella seconda parte della gara, quella che terminata l’emergenza e la fretta richiederà soluzioni più semplici e praticabili nella distribuzione, nella somministrazione e nell’efficacia.