
L’elaborazione di un lutto è qualcosa di molto personale: ci sono uomini che si reinventano viaggiatori, maratoneti o chef vegani. Tommaso ha scelto la via dell’ermetismo, non quello filosofico, ma edilizio. Il protagonista di “Un bel giorno”, film in uscita nelle sale, ha trasformato la perdita della moglie in un sistema di chiusura centralizzata. Se il mondo è imprevedibile si sigilla, se fa rumore si insonorizza, e se per caso ferisce, si monta il doppio vetro.
Vedovo e padre di quattro figlie, Tommaso è un uomo che ha ridotto l’esistenza a un manuale di istruzioni. Le giornate scorrono tra preventivi, profili in PVC e spiegazioni appassionate sulle differenze tra una maniglia standard e una ergonomica. Ma le emozioni restano in magazzino.
Anche le sue quattro figlie reagiscono a modo loro: Vittoria insegue la perfezione con l’ansia di un concorso pubblico permanente, Sara contesta come fosse un diritto costituzionale, Matilde sincronizza la propria disciplina in piscina ed Elena tende l’arco. In casa regna un caos affettuoso ma regolamentato, dove l’amore c’è, eccome, solo che si esprime in turni e tabelle che in abbracci improvvisi.
A incarnare il padre “monoblocco” è Fabio De Luigi, alla sua quarta regia dopo “Tiramisù”, “Tre di troppo” e “50 Km all'ora”: se nei film precedenti la famiglia era terreno di esplorazione comica, qui diventa un campo minato.
L’equilibrio si incrina quando le figlie decidono che il padre merita qualcosa di più di una vita passata a respingere correnti d’aria. Lo spingono a partecipare a una festa organizzata dalla banca. È lì che compare Lara, dirigente brillante e donna dall’energia contagiosa, interpretata da Virginia Raffaele. Tra i due scatta un’intesa immediata, un colpo di fulmine che non ha nulla di adolescenziale ma molto di necessario.
Ed è proprio quando la possibilità di felicità sembra affacciarsi alla finestra che entrambi decidono di tirare la tenda. Tommaso sceglie di non rivelare l’esistenza delle quattro figlie, convinto che la complessità familiare possa ridimensionare il suo fascino, e Lara fa lo stesso: madre single di tre ragazzi – due gemelli e Andrea, adolescente sensibile, segnato da una parziale disabilità e bersaglio di bullismo scolastico – preferisce presentarsi come donna “libera”, almeno nel primo capitolo della relazione.
A complicare il quadro, un ex marito che ha interpretato il concetto di fuga con una certa creatività, sparendo dalle responsabilità genitoriali con leggerezza balneare.
La sceneggiatura, firmata da De Luigi insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda, costruisce la storia su un doppio movimento. Nel primo segmento si concentra sul punto di vista di Tommaso in cui Lara è una sorta di mistero affascinante, una parentesi luminosa nella sua routine blindata. Nel secondo atto la prospettiva si ribalta facendo emergere la fatica quotidiana di lei, le dinamiche di una famiglia altrettanto complessa, il peso delle aspettative sociali che gravano su una madre separata chiamata a essere efficiente, presente e possibilmente sorridente.
Solo nel terzo capitolo ideale le due storie si fondono, quando le omissioni diventano insostenibili e i figli – tutti e sette – smettono di essere un retroscena per diventare protagonisti.
Il film affronta temi tutt’altro che leggeri: l’elaborazione del lutto come processo lungo e irregolare, il senso di annullamento che molti genitori sperimentano, la difficoltà di concedersi una seconda possibilità senza sentirsi in colpa. Il bullismo che colpisce Andrea introduce una ferita raccontata senza compiacimento ma con un tocco che resta più accennato che approfondito. È qui che emerge una delle ambivalenze della pellicola, perché ogni volta che il racconto sembra pronto ad affondare nelle contraddizioni, preferisce riemergere con una battuta o una situazione comica.
La chimica tra De Luigi e Raffaele è innegabile, eppure il personaggio di Lara avrebbe meritato più spazio per essere meno rassicurante e più spigoloso. Anche Tommaso, pur evolvendo, resta spesso ancorato a una zona di comfort che il film non scardina del tutto. Attorno a loro si muove un gruppo di giovani interpreti, molti alla prima esperienza cinematografica, che portano freschezza e spontaneità, malgrado caratterizzazioni talvolta nette.
Antonio Gerardi, nei panni di Italo – dipendente e consigliere sentimentale non richiesto, convinto che l’amore si trovi con un click – aggiunge una vena surreale che movimenta la narrazione. Beatrice Schiros, presenza abituale nel cinema di De Luigi, contribuisce con un’energia volutamente sopra le righe.
Dal punto di vista formale, la macchina è ben oliata, con scenografie e costumi coerenti con un’idea di quotidianità riconoscibile.
Ciò che resta è una domanda meno rassicurante di quanto sembri: è davvero possibile “incastrare” due famiglie come fossero moduli componibili? O l’idea stessa di fusione è un’illusione da adulti, mentre i figli, con la loro lucidità spietata, sanno che ogni equilibrio è provvisorio?
Un bel giorno non offre risposte definitive, ed è forse l’aspetto più interessante: più che raccontare un nuovo inizio perfettamente riuscito, mette in scena il tentativo imperfetto e goffo di smettere di nascondersi.
Non è un film che rivoluziona il genere, ma suggerisce con ironia e una nota di malinconia, che nell’età adulta la felicità è un cantiere aperto fatto di impalcature, errori e aggiustamenti in corsa.
LA TRAMA
Tommaso ha cresciuto da solo quattro figlie, trasformando la sua vita in una caotica ma solida routine familiare e diventando un padre a tempo pieno e un uomo a tempo zero. Quando le ragazze decidono che è arrivato il momento per il padre di rimettersi in gioco, Tommaso incontra Lara, una donna brillante e affascinante. Un incontro inatteso che potrebbe cambiare tutto... se non fosse che entrambi nascondono qualcosa di decisamente ingombrante.
CAST TECNICO
Regia – Fabio De Luigi
Soggetto e sceneggiatura - Fabio De Luigi, Giulia Calenda, Furio Andreotti
Aiuto regia – Miguel Lombardi
Fotografia – Simone Mogliè
Montaggio – Consuelo Catucci
Suono in presa diretta – Alessandro Rolla
Colonna sonora – Michele Braga
Scenografia – Valeria Zamagni
Costumi – Isabella Rizza
Casting director – Laura Muccino e Sara Casani
Produttore esecutivo – Federico e Francesco Polimanti, Paolo Sciarretta
Produttore creativo – Flaminia Leone
Produttore delegato Lotus – Carlotta Galleni
Prodotto da – Raffaella e Andrea Leone
Distribuzione internazionale – Rai Cinema International Distribution
Distribuzione in Italia – 01 Distribution
Durata – 93 minuti
Uscita nelle sale – 5 marzo
CASTING ARTISTICO
Tommaso – Fabio De Luigi
Lara – Virginia Raffaele
Vittoria – Maria Gifuni
Sara – Alma Teresa Giardina
Matilde – Anita Marzi
Elena – Arianna Gregori
Andrea – Leon Castagno
Ivan – Nicola Mayer
Maddalena – Beatrice Schiros
Italo – Antonio Gerardi












