
Il 31 gennaio 2020, il Regno Unito lascia ufficialmente l’Europa: è un Paese in festa, un evento sottolineato (quasi) ovunque con fuochi artificiali e feste di piazza che qualcuno vorrebbe proclamare festa nazionale per l’eternità.
Meno di tre anni dopo, le promesse di rinascita, progresso e benessere promossi dalla “Brexit” sono ancora al palo. Anzi, la situazione è di gran lunga peggiore quando il Regno Unito sottostava “al giogo di Bruxelles”. Al punto che sempre di più coloro che ormai parlano apertamente di “Bregret”, l’incontro fra Brexit e regret, ovvero l’uscita dall’UE e il rammarico di averlo fatto.
Una delle prime voci autorevoli si è alzata forte qualche giorno fa: Sadiq Khan, sindaco laburista di Londra ha scelto di dirlo a chiare lettere. “Dopo due anni di negazione e fuga dalla realtà dobbiamo affrontare la dura realtà, ossia che la Brexit non funziona. Ha indebolito la nostra economia, lacerato l’unione fra le nazioni del Regno, sminuito la nostra reputazione”.
Affermazioni destinate a fare rumore, che hanno come imputato i Tories, il partito che ha spinto e convinto milioni di inglesi sulle straordinarie opportunità che attendevano il Regno Unito liberandosi dall’Europa. Senza contare che la piccola isola fra l’Europa e il continente americano, invece di sfruttare la posizione favorevole ha finito per farsi stritolare da entrambi. Oltre alla fuga dalla city di Londra di molti colossi, a pesare è l’accesso al mercato unico europeo, i dazi doganali, i crescenti costi legati alla burocrazia e il malumore di Scozia e Irlanda, che nell’Europa continuano a crederci e chiedono di poter scegliere il proprio futuro.
Il sindaco di Londra va dritto al bersaglio, parlando di “danno immenso al Paese” e chiedendo senza mezzi termini “un ripensamento” verso una versione decisamente più soft della Brexit, puntando ad una possibile riapertura dei ricchissimi mercati europei. Insomma, una situazione a cui secondo Khan ci sarebbe ancora il tempo per rimediare “a patto di un trovare maggior allineamento con i nostri vicini europei e svoltare dalla Brexit hard ed estrema ad una versione gestibile che sia al servizio della nostra economia e della nostra popolazione”.
Il sindaco non è il solo a pensarla così: recentissimi sondaggi continuano a dare in crescita la fetta di popolazione delusa dalla supercazzola della Brexit, al punto che la maggioranza che nel 2016 aveva sancito il divorzio con il celebre referendum, oggi non ci sarebbe più.








