Tutti con Alex
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Alex è gravissimo, in un letto del reparto di terapia intensiva del policlinico Le Scotte di Siena. L’hanno operato per tre ore, nel tentativo di ridurre i danni devastanti dell’impatto contro un camion che proveniva in senso opposto. I carabinieri e la procura indagano, ma il camionista lo scagionano tutti coloro che c’erano e hanno visto com’è andata: è stato Alex a sbagliare perdendo il controllo della handbike, il camion ha provato a evitarlo, ma non c’è stato niente da fare.

Tutto è accaduto intorno alle 17 di ieri dalle parti di Pienza, in Toscana, nel corso di “Obiettivo Tricolore”, una staffetta a tappe: mancavano pochi km all’arrivo a Montalcino, e Alex era di ottimo umore, come sempre, concentrato e motivato. Alla notizia dell’incidente, l’hashtag #Zanardi ha riempito le pagine dei social trasformandoli in una bacheca per migliaia di messaggi di incoraggiamento. Dai tifosi agli ammiratori, per arrivare a politici, sportivi, personaggi dello spettacolo e della cultura, all’appello non manca nessuno, perché Alex ha saputo conquistare tutti per la straordinaria capacità di reagire di fronte ad un destino tragico a cui sarebbe stato più semplice rassegnarsi che non dargliela vinta.

Era il settembre 2001 sul circuito di Lausitzring, in Germania: a 13 giri dalla fine, la monoposto di Zanardi si mette di traverso dopo un testacoda all’uscita dei box, probabilmente per una macchia d’olio. Patrick Carpentier riesce ad evitarlo, Alex Tagliani no: la Reynard Honda di Alex viene letteralmente tagliata in due, dividendo a metà anche il corpo del pilota bolognese. Lo portano d’urgenza in ospedale, ma ai familiari dicono che difficilmente ce la farà: un cappellano gli impartisce l’estrema unzione.

Ma dopo sei settimane di ospedale e 15 interventi, iniziava la seconda vita di Alex. Nel dicembre dello stesso anno si presenta alla premiazione dei “Caschi d’Oro” della rivista Autosprint e sommerso dagli applausi lascia tutti a bocca aperta quando si alza dalla sedia a rotelle e al microfono scherza come nessun altro avrebbe saputo fare: “Se dovessi rompermi di nuovo le gambe, questa volta basterebbe una chiave a brugola”.

L’anno successivo Zanardi torna a sedersi al volante per completare idealmente i 13 giri che mancavano al traguardo quel giorno di settembre quanto tutto è cambiato. Da lì in poi è stata una lotta contro il destino, messo al tappeto con la forza di volontà: diventa uno dei migliori paratleti del mondo conquistando titoli e medaglie d’oro olimpiche, e non rinuncia alla passione per le auto, collaborando con il marchio BMW, che per lui mette in atto tutto lo sforzo tecnologico possibile per permettergli di tornare al volante.

È proprio per questo che anche se le notizie dall’ospedale fanno temere il peggio, l’Italia intera ci crede: Alex ha già preso in giro la morte una volta, e può farlo ancora.