
La Cecenia è vittima di un destino assai tormentato: dopo due lunghe e sanguinose guerre con Mosca costate la vita a 100mila persone, quella che ufficialmente è descritta come una “repubblica” è di fatto tornata ad essere una parte della Federazione russa, che Putin ha letteralmente “donato” alla dinastia di Ramzan Kadyrov, vero dittatore che approfittando del silenzio dell’Occidente - a cui la situazione cecena non sembra importare più - vive con i suoi cari da vera famiglia reale, divertendosi a martoriare il milione e mezzo di ceceni negando diritti civili e umani oltre a sottomettere le donne, condannare a morte gli omosessuali e rinchiudere in galera i giornalisti.
Va da sé: una tale portata di guerre e conflitti mai terminati ha letteralmente distrutto l’80% del potenziale economico della Cecenia, con un tasso di disoccupazione che sfiora l’80%. La costante presenza di conflitti ha tagliato fuori il Paese dai circuiti turistici dipingendole una fama di posto da evitare con grande cura.
In realtà, in parte ricostruita, la Cecenia si avvia a rientrare fra le mete sicure, anche se con la raccomandazione di ricordare che si tratta di una regione assai conservatrice a maggioranza islamica con gli alcolici e le droghe bandite, e poco disposta a concessioni nei confronti delle bravate dei turisti. Messe al caldo le indicazioni di massima per evitare guai con la giustizia, i ceceni sono dipinti come persone socievoli, curiose e ben disposte verso i pochi turisti che ancora si avventurano da quelle parti, tenuti lontani anche da un altro dettaglio: il Paese è da tempo nel mirino dell’Isis, che ha rivendicato numerosi attacchi terroristici.
Ma c’è una peculiarità, su cui Muslim Bayatazev, ministro del turismo ceceno, ha curiosamente deciso di puntare per il rilancio degli arrivi dall’estero, annunciando un piano che conta di attirare mezzo milione di turisti all’anno attraverso le armi. Una presenza pericolosa ma così costante da pensare di trasformare il Paese nella capitale delle vacanze a tema militare.
Ramzan Kadyrov, il presidente, ha annunciato una svolta nella facilità con cui concedere visti turistici, seguendo personalmente la nascita di un centro di addestramento delle forze speciali sorto ad una trentina di km da Groznij, la capitale. Il centro, destinato a formare gli Spetsnaz, ha aperto ai civili alcune aree di tiro dove è possibile sparare con qualsiasi tipo di arma: dalle pistole ai lanciagranate, aggiungendo all’offerta corsi imperdibili per chi desidera ardentemente imparare l’arte di sminare un campo o quella di piazzare ordigni magnetici subacquei.
Le bevande e tutti gli extra non elencati nell’offerta vanno pagati a parte: buon divertimento.










