TREND – Il chewing gum che non finisce mai
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Secondo l’Accademia della Crusca, in Italia nessuno chiama la gomma da masticare con il suo nome originale, chewing gum, ma in compenso esistono 14 definizioni regionali diverse e un unico, solo cruccio: il sapore finisce troppo in fretta.

Un difetto che i laboratori della Meiji University del Giappone giura di aver risolto per sempre. Dopo anni di studi, i ricercatori nipponici sono riusciti a mettere a punto la Unlimited Electric Gum, presentata un paio d’anni fa all’ACM Symposium on User Interface Software and Technology in scena in Germania. Il trucco starebbe tutto in uno stratagemma capace di prolungare l’esperienza sensoriale: una serie di micro-elettrodi rivestiti in plastica che grazie alla pressione dei denti rilasciano una leggerissima scossa del tutto impercettibile, ma capace di attivare i ricettori delle papille gustative.

Resta da risolvere un piccolo problema di fondo, legato ad un sapore che vira sul salato, molto simile a quello di acciughe e sardine, non esattamente un piacere da masticare. È solo questione di tempo, ripetono i ricercatori giapponesi, poi saranno menta e liquirizia infinita.

Se mastichiamo gomma da masticare lo dobbiamo all’americano William Semple, che brevetta la prima formula il 28 dicembre 1869, anche se bisogna attendere il 1871 perché la prima confezione arrivi in vendita, sugli scaffali di un negozio del New Jersey. I chewing gum, a cui servono cinque anni per disperdersi nell’ambiente, rappresentano un problema per i marciapiedi delle grandi metropoli: a Singapore sono vietati dal 1992.