
La colpa, come sempre, è stata della pandemia, i lunghi e infiniti mesi in cui, costretti a casa dai DPCM e dalle notizie che rimbalzavano sui telegiornali, si passava dal tutone peloso al pigiama senza soluzione di continuità.
Un’abitudine che si è fatta strada, alla faccia della moda e dell’obbligo di uscire di casa perfetti, fino a diventare una moda a sé, o un trend, per l’occasione definito “Goblin Mode”. Tradotto al meglio delle possibilità, sarebbe “il piacere di essere impresentabili”, pigri, sciatti e soprattutto autoindulgenti.
Il termine, ha stravinto il titolo di espressione dell’anno per l’illustre “Oxford English Dictionary”, che per la prima volta non ha sguinzagliato esperti linguisti a caccia della tendenza, ma ha preferito chiedere al pubblico di votare la parola che più fosse in grado di rappresentarli. Goblin Mode ha stravinto conquistando 318.965 voti, ovvero il 93% del totale, addirittura stracciando altri termini su cui in molti avrebbero scommesso come “metaverso” e “Istandwith” (io sto con), l’hashtag universale che sostiene le battaglie civili di questi mesi.
Il riferimento è ai “Goblin”, le creature immaginarie spesso maligne, quasi sempre sgraziate e brutte al limite dell’inguardabile, presenze fisse nei film fantasy. Da lì la definizione, che grazie all’immediatezza della lingua inglese racchiude tutti coloro che sono arrivati al punto di rifiutare le convenzioni estetiche sviluppando un modo di vestire e atteggiarsi che mette l’aspetto esteriore all’ultimo posto in classifica.
Significa dare un calcio alle scarpe con tacco 12 per le babbucce calde e scegliere un accappatoio comodo invece dei pantaloni con la riga al centro perfetta. Fregarsene della ricrescita e delle macchie di sugo sui pantaloni del pigiama, della barba che cresce e dei capelli arruffati. Cose che andavano bene soltanto a casa e che, all’improvviso, hanno conquistato un posto anche all’esterno.
Una tendenza che, per dirla tutta, preoccupa un po’ i sociologi, perché oltre a sottintendere il piacere sempre più impellente di stare chiusi in casa, mette in crisi l’architettura dei rapporti sociali. A spingere in avanti il fenomeno, dopo lo shock della pandemia, ci hanno pensato la crisi economica, la guerra, i disastri climatici e il freddo glaciale di un inverno come non si vedeva da anni, una serie di vortici temporaleschi che incrociandosi hanno creato una “tempesta perfetta” di negatività. Secondo Ben Zimmer, uno degli esperti linguisti dell’Oxford English Dictionary, il Goblin Mode denuncia la sensazione di sopraffazione e mostra il bisogno della gente di dare un nome all’incertezza del proprio stato d’animo.
Una forma di sciatteria consapevole come quella di “Drugo” Jeffrey Lebowski, autentico maestro del Goblin Mode sdoganato dal film culto dei fratelli Cohen datato 1988.








