
Va a finire che aveva ragione Groucho Marx quando - forte di una certa esperienza in materia - dichiarava sicuro che “Il matrimonio è la principale causa di divorzio”. Nella sola Italia gli danno ragione poco più di 50.000 coppie ogni anno, e meglio ancora fanno in America, dove calcoli alla mano ogni anno si consumano un milione di divorzi, all’incirca uno ogni trentasei secondi. E ancora peggio, dicono le previsioni, accadrà a breve dopo il lockdown, autentico spartiacque per migliaia di coppie trascinate sull’orlo della separazione da mesi di convivenza forzata.
Messo tutto insieme significa numeri che, interpretati come si deve, significano un business potenziale dalle dimensioni enormi. Insomma, ci è voluto un po’ perché il messaggio intriso di “fair play” passasse, ma una delle ultime tendenze anglosassoni è di festeggiare, e anche sontuosamente, il momento del divorzio: il secondo giorno più bello della vita, o forse il primo, dipende dai casi.
Da lì, è stata questione di un attimo: migliaia di pasticceri in crisi di astinenza di scontrino fiscale hanno pensato di riciclarsi, specializzandosi non nell’arte di rendere indimenticabile il giorno del sì, ma quello dell’arrivederci e grazie. Un esercito di professionisti capaci di dare fondo alla fantasia pur di creare una torta che dev’essere simpatica, graffiante e perfino cattiva. Ultimo e sentito saluto al coniuge dopo la gita in tribunale.
In fondo, a pensarci, le torte non mentono mai: la parte finale, quella più in alto, dove quando ci si ama compaiono le figurine dei due sposi, diventano di colpo la finestra della ferocia che solo fra due persone che si conoscono bene, può scattare in modo così profondo. Ci sono omini che hanno appena scaraventato giù per qualche piano l’ex gentile consorte, come per contro ci sono ex sposine che stringono fra le mani la testa del maritino, decapitato con tanto di glassa rosso sangue a macchiare la torta. O ancora ritratte mentre trascinano il coniuge verso i cassonetti differenziati, cercando fra carta, vetro e plastica la voce “husband”, marito. Forse perché in quello dell’umido un corpo intero non ci sta.
Una tendenza che, dopo gli States, pare stia prendendo piede anche in Gran Bretagna, Germania e Austria, tentando non poco anche i “divorziandi” italiani. Lo sanno bene anche i “wedding planner”, altra categoria a cui molti stanno pensando di rinunciare per trasformarsi in divorce party planner, professionisti che arrivano subito dopo il lavoro degli avvocati e sanno far rendere al meglio piatti e vettovaglie scampati ai litigi dei due ex.















