
Negli anni Ottanta, l’ultimo decennio “facile” della storia recente, in Italia spopolavano pub & birrerie: ce n’era una ogni 20 metri, ed ogni sera tutte si riempivano di frotte di giovani che provavano a far tardi davanti ad un boccale e un hamburger, fra fumo di sigarette e musica ad alto volume, ovviamente rock, e meglio ancora se pesante.
Roba d’altri tempi: la scomparsa delle birrerie, con la strenua resistenza ancora di qualche pub inglese-irlandese-scozzese, ha coinciso con l’arrivo di locali d’altro genere, come quelli dei famigerati apericena in cui immolando una manciata di euro mangi, bevi e passi la serata fra amici. Solo un dettaglio non cambia mai: le frotte di giovani che si spostano decretandone le fortune.
Ecco perché sta facendo il giro del mondo la notizia del Juden Higball, un pub che in questi giorni sta aprendo i battenti ad Hakodate, città portuale nella prefettura di Hokkaido, in Giappone. A colpire non è l’arredamento, molto simile ai pub, e neanche il personale, quanto piuttosto la filosofia alla base dell’idea: il Juden Highball non ha grossi tavoloni in legno grezzo per ospitare intere compagnie, ma angolini monopersona per chi intende la sosta al pub come un momento intimo e privato. Tutto il resto non cambia, ma si adegua: è possibile mangiare e bere qualcosa, e per evitare perfino l’arrivo delle cameriere c’è un tablet per tavolo da cui scegliere cosa ordinare. In compenso, è assicurata una potente connessione wi-fi e ogni separé è disseminato di corrente e punti di ricarica per accogliere tutto l’assortimento di device in circolazione.
Una novità anche per il Giappone, dove gli Izakaya sono locali in stile pub strutturati per accogliere gruppi di colleghi e amici che dopo l’orario di lavoro scelgono di chiudere la serata insieme. Un’abitudine che la pandemia ha ridotto drasticamente ed è diventata la caratteristica del Juden Highball, dove la prima parola non ha nulla a che fare con l’antisemitismo, ma significa semplicemente “ricaricare”.
Il locale si è presentato come “specializzato in persone singole” e promette – nel rispetto del distanziamento sociale – di essere un’oasi di ritrovata normalità per chi sta patendo gli effetti malefici della pandemia. Qualcuno, in modo provocatorio, ha ricordato che l’emergenza sanitaria prima o poi finirà, chiedendosi a quel punto cosa ne sarà di un locale con angoli monopersona. Nulla, hanno risposto i proprietari: in Giappone le persone asociali e introverse sono milioni, e per loro stare soli sarà sempre un piacere.











