
Si chiama Pét-Nat, ed è una delle prime tendenze dell’anno nuovo, una nuova categoria di vini che in realtà di nuovo non ha nulla, spiegano gli esperti, se non la riscoperta di un metodo antico centinaia di anni.
Pét-Nat, per iniziare, è l’abbreviazione di pétillant naturel, ovvero frizzante naturale, tradotto dal francese. In effetti si tratta di un vino frizzante diventato assai popolare negli ultimi tempi specie fra i più giovani perché semplice, istintivo e dal prezzo non esorbitante. La caratteristica di tutti – ormai sul mercato se ne trovano parecchi – è lo scarso intervento della mano dell’uomo che libera il vino da solfiti, filtraggi o chiarifica.
Come accennato, il vino frizzante non è affatto una novità, e viene prodotto seguendo essenzialmente due metodi: quello classico, il più esclusivo e costoso (non a caso è quello degli champagne), con due processi di fermentazione diversa, di cui uno direttamente in bottiglia. L’altro è invece il “Martinotti-Charmant”, quello degli spumanti come il Prosecco, meno dispendioso. Per il Pét-Nat, al contrario, si utilizza un metodo ancora diverso, che prevede la conclusione del processo di fermentazione in bottiglia utilizzando i lieviti naturali e senza eliminare i residui. Sono gli zuccheri dell’uva a garantire la frizzantezza.
Il risultato è un vino secco frizzante con aromi e dolcezze che cambiano da bottiglia a bottiglia: come caratteristica distintiva ha un colore molto più intenso e una densità opaca e torbata simile alle birre “weiss”, con una vistosa presenza del “fondo”, i residui che si depositano nella bottiglia, da considerare totalmente innocui perché lieviti morti. In pratica, quello che finora è stato considerato un difetto, diventa una garanzia di purezza e di mancanza di raffinazione e lavorazioni.
I francesi lo definiscono “methode ancestral”, e si rifà a tradizioni antichissime nel produrre il vino frizzante, dimenticate a partire dall’Ottocento con l’avvento dei nuovi metodi.
Si tratta di vini con tappo a corona a bassa gradazione da bere “giovani”, non adatti ai processi di invecchiamento, ma divertenti e versatili al punto da adattarsi senza problemi tanto come aperitivo quanto ai piatti di cucine tradizionali ed esotiche.












