TRAVEL - La prima donna di colore ad aver visto il mondo
Foto 1
Foto 2

Secondo i dati più recenti, ad oggi si contano 150 persone che possono dire di aver visitato tutti i paesi della Terra. Si tratta per la maggior parte di europei, ma hanno una caratterista comune: la pelle bianca.

Non sembra, ma anche questa è una battaglia da vincere, così almeno la pensa Jessica Nabongo, una ragazza di colore che in vita sua può dire di aver vissuto il sogno americano. Nata a Detroit da genitori ugandesi, si inventa un lavoro affittando stanze a studenti e turisti, quindi vola in Giappone per insegnare inglese, si laurea alla “London School of Economics” e quando torna in America trova lavoro in una società farmaceutica, ma lo lascia quando le Nazioni Unite le propongono un contratto a tempo indeterminato. Per l’Onu viaggia, vivendo in Benin e in Italia, ma continua a coccolare un’idea strana: diventare la prima donna di colore ad avere visitato i 193 paesi al mondo ufficialmente riconosciuti dalle Nazioni Unite.

Nel 2016 lascia il lavoro sicuro e inizia un’esistenza da travel-blogger, che però la mette di fronte a non pochi problemi: potersi permettere il costo di un biglietto non significa che il viaggio sia facile, specie se la meta è un paese dove vivere è difficile e ancor di più se hai la pelle nera. Più volte, ricorda Jessica, si è trovata ad essere l’unica macchia di colore scuro in mezzo alla folla, con gli occhi di tutti addosso e un po’ di timore che scorre nelle vene, anche perché lei ama vestirsi in modo vistoso e rasarsi totalmente la testa.

Dopo quasi due anni di viaggi incessanti, sul passaporto di Jessica Nabongo ci sono 109 timbri di paesi diversi, compresi quelli di posti come la Corea del Nord e l’Iran, dove presentarsi alle frontiere con un passaporto americano non facilita le cose.

Il prossimo obiettivo è raggiungere quota 172 entro la fine di quest’anno, e completare il suo giro del mondo entro l’estate del 2019. Ma viaggiare costa, e per finanziare quella che è diventata la sua missione, Jessica si è inventata “Jet Black”, un tour operator che organizza viaggi di gruppo personalizzati in Africa e vende abbigliamento da viaggio.

“Per una donna sola viaggiare per il mondo può essere molto difficile: sono stata chiamata prostituta e inseguita da uomini, aggredita per strada e perfino rapinata”. E non è andata nemmeno meglio in Africa, dove il colore della sua pelle avrebbe dovuto garantirle un trattamento più equo: “In diversi posti di frontiera sono stata costretta a cedere il posto a turisti bianchi o pagare tangenti per passare confini che sulla carta avrebbero dovuto essere aperti”.

In possesso di doppio passaporto, Jessica preferisce usare quello ugandese, notando grandi differenze fra i due: “Viaggiare con un passaporto africano è difficile, molti pensano alla gente di colore come persone povere in cerca di asilo o carità, non concepiscono quasi che un nero possa viaggiare per turismo. Se faccio tutto questo è anche per aprire la strada alle persone di colore: fuori c’è un mondo bellissimo da vedere e lo ammetto, in giro si respira ancora il seme del razzismo. Ma la maggior parte della gente è buona: ne ho vista tanta, è questa la vera speranza per un futuro migliore”.