TOYS - Barbie for president

Nessun politico, neanche fra i più navigati, può vantare ben sette candidature alla Casa Bianca come Barbie. La bambola bionda più celebre della storia è in corsa per le presidenziali fin dal lontano 1992, quando si è presentata per la prima volta al suo elettorato con il massimo del biondo platino in testa e i colori della bandiera americana distribuiti su gonna e top. Nel 2000, Barbie è una donna in carriera arrivata al top: caschetto (biondo o nero), sorriso ammaliante, abito blu da Wall Street e dintorni. Quattro anni dopo la bambola della Mattel opta per un completo rosso fuoco giacca-pantaloni, per tornare alla gonna nel 2008, ma con una spruzzata di glitter. La candidata del 2012 chiede il supporto del designer Chris Benz per un abito elegantemente patriottico, preferendo le scarpe con la zeppa al tacco 12 d’ordinanza. L’ultima è quella del 2016, in cui per la prima volta Barbie si presenta al fianco della sua candidata alla vicepresidenza.

E la storia si ripete, aggiungendo anche il capitolo 2020 all’epopea del Barbie Campaing Team, la squadra che ogni quattro anni corre idealmente per le presidenziali, questa volta nata con la collaborazione della Ong She Should Run, che promuove l’impegno politico delle donne.

Ma proprio quest’anno, fra pandemia e disordini razziali, perfino Barbie sceglie di cavalcare a piene mani l’inclusione, presentando non solo la candidata, ma una vera squadra elettorale: la Barbie destinata alla White House, per iniziare, è un’afroamericana, attorniata da una direttrice della campagna elettorale, una responsabile della raccolta fondi e una giovane elettrice in jeans e t-shirt su cui spicca l’adesivo “Ho votato”. Esattamente il dettaglio che avrebbe fatto infuriare Donald Trump Jr, figlio del presidente, che ha accusato la bambola bionda di essere una Dem in plastica, ma pur sempre Dem.

Dietro quella che è ormai diventata una tradizione, si nasconde un dichiarato obiettivo della Mattel di puntellare ogni tornata elettorale come uno specchio fedele dei tempi, per documentare lo stile, la moda e le tendenze che cambiano. Ma anche di instillare nelle ragazzine idee ben più profonde e molto yankee che sognano di ridurre la disparità di genere, male quotidiano anche nella patria del sogno americano. “Barbie – sottolinea Lisa McKnight, vicepresidente della Mattel – non è mai stata affiliata a nessun partito politico, e mai lo sarà. Fin dal lontano 1959 ha sostenuto le ragazze e le ha incoraggiate a diventare leader in classe, nelle loro comunità o alla guida del Paese. Con meno di un terzo di eletti negli Stati Uniti rappresentate da donne, quelle afroamericane sono ancora meno: il nostro obiettivo è rimuovere le barriere verso la leadership dando alle ragazze gli strumenti per immaginare il loro futuro”.