
Sembra di parlare del giurassico, ma in giro c’è gente neanche così vecchia, che anni fa si divertiva con “Pong” o “Space Invaders”. Erano i primi videogiochi a raggiungere la grande diffusione, quella che avrebbe spianato la strada ad un mercato globale che oggi vale 1,8 miliardi di euro.
Quando sono comparsi, per i ragazzi di allora è stato un tuffo nel futuro: invece di tirare fuori la solita scatola del gioco con le pedine e i dadi, tutto avveniva direttamente sul televisore, anche se prezzo di lunghi tempi di attesa e rischi che tutto andasse in crash da un momento all’altro.
È anche questo, quel che vuole salvare “Embracer Games Archive”, la prima banca a raccogliere tutti videogiochi del mondo per salvarli dall’oblio. Sta nascendo in Svezia, a Karlstad, all’interno della sede della “Embracer”, colosso specializzato nei videogiochi ben conosciuto agli appassionati, e finora ha raggiunto la rispettabile cifra di 50mila pezzi fra videogames e consolle, con un unico obiettivo: “Immaginare un luogo in cui tutti i videogiochi fisici, le console e gli accessori siano raggruppati nello stesso posto. E pensare a quanto ciò potrebbe significare per la cultura dei giochi e consentire la ricerca sui videogiochi. Questo viaggio è appena iniziato e siamo in una fase iniziale, ma già ora abbiamo una vasta collezione di cui occuparci presso la sede a Karlstad, in Svezia. Un team di esperti è stato reclutato e inizierà a costruire le basi per l’archivio. In Embracer Games Archive crediamo che i giochi siano un patrimonio che vale la pena celebrare e salvaguardare per il futuro. Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo archiviare e salvare quanto più possibile l’industria dei videogiochi”.
A curarla è stato chiamato David Boström, affiancato da un ingegnere, un responsabile dell’approvvigionamento e un archivista: una piccola squadra di “Monument Men” a cui è stato assegnato il compito di realizzare un database più completo possibile sui videogiochi prima che i trend, le mode e le tecnologie dimentichino tutto ciò che ha saputo far divertire intere generazioni di giovani terrestri.
Il lungo viaggio dei videogames è iniziato parecchio tempo fa, intorno agli anni Cinquanta, ed ovviamente si lega in modo strettissimo con l’evoluzione dei computer: i primi occupavano stanze intere malgrado capacità che oggi farebbero sorridere, e i giochini allora nascono non tanto con l’idea di divertire qualcuno, quanto per misurare la velocità di reazione delle macchine. Nel 1958 arriva il primo, vero videogioco della storia: “Tennis for Two”. Un’idea che 20 anni dopo svilupperà la neonata “Atari” mettendo in circolazione “Pong”, nient’altro che una sorta di ping pong con un pixel luminoso che funge da pallina e due barre a imitare le racchette.
“Space Invaders” nel 1978, è la svolta, la prima: inaugura la fortunata epopea dei videogames arcade nelle sale giochi, che sorgono ovunque e attirano i giovanissimi di allora. C’è nell’aria un mercato che profuma di soldi a fiumi, esattamente quelli che il mondo spende per assicurarsi la prima consolle, l’Atari 2600, che invece di un solo gioco preinstallato offre la straordinaria possibilità di cambiare la cartuccia.
Prove tecniche di un universo parallelo destinato a esplodere con i ricchissimi Eighties: nel 1980 esce “Pac-Man”, seguito da “Mario Bros” nel 1983, quindi “Tetris” (1984), “SimCity” (1989). Tutti insieme fanno l’esaurito ovunque, anche se la Atari dichiara il fallimento lasciando il posto a “Commodore” e “Nintendo”. Quest’ultima esordisce con la “NES” (Nintendo Entertainment System), una consolle che usa grafiche rivoluzionarie, sempre più moderne e coinvolgenti, affiancato poco dopo dal “Game Boy”, la prima consolle portatile. Una rivoluzione epocale.
Negli anni Novanta arriva la tridimensionalità, che permette ai giocatori di muoversi da protagonisti all’interno dei videogiochi. A sbancare è la “PlayStation” di Sony, lanciata nel 1994, che supera la concorrenza per qualità grafica e game design. I titoli che sbancano sono storia pura: “Age of Empires” (1997), “Tomb Raider” (1996) e “Monkey Island” (1990).
Un altro giro di calendario e con l’inizio del nuovo Millennio i videogames scelgono l’online, mentre la tecnologia grafica rende sempre più realistici i mondi in cui è possibile calarsi. Si va da “The Sims” (2000), a “Grand Theft Auto: San Andreas” (20045), “Super Mario Galaxy” (2007) e “Minecraft” (2010).
Oggi, consacrato a business capace di superare il cinema e la musica messi insieme, il mondo dei “gamers” non conosce limiti: va bene tutto, smartphone, tablet, computer e consolle. Ci si cala letteralmente in mondi virtuali e fantastici armati di controller tattici in cui ogni dettaglio è studiato per creare un realismo impressionante. E sarà ancora così, sempre di più, negli anni a venire, quando anche i titoli di oggi finiranno nel grande archivio svedese della memoria ludica.











