TECH - Il pizzaboy del futuro

In Italia, secondo il censimento più recente, se ne aggirano circa 155 ogni 10 mila abitanti: non si parla di libri, perché quelli forse sono anche meno, ma dei primi esemplari di un’invasione silenziosa e a tratti inquietante. Si tratta di robot, gli umanoidi di cui pare noi italiani nutriamo grande passione e che ormai sembrano sempre più capaci di sostituire il genere umano in qualsivoglia mestiere. Alle più recenti fiere dedicate alla robotica, hanno stupito tutti RoDyMan, un robot pizzaiolo che non pretende mai la pausa sigaretta, e TOMM, un suo simile questa volta capace di controllare tonnellate di arance scartando quelle non degne di finire sul mercato.

Non c’è da stupirsi: Amazon, il colosso dell’e-commerce, è in attesa del via libera dalla “Federal Aviation Administration” per dare il via al servizio di consegna a domicilio tramite droni, mentre in alcune grandi metropoli stanno diventando normalità locali che hanno sostituito i camerieri con altrettanti droni che consegnano caffè e brioche senza farsi distrarre da nulla.

L’ultima tappa dell’invasione volante, al momento, sta andando in scena in Houston, in Texas, dove la catena Domino’s Pizza, altro colosso americano dedicato alle pizze a domicilio sbarcato anche in Italia, sta sperimentando Nuro, un androide dall’aria anche simpatica derivato da una tecnologia militare applicata al piatto più pacifista e popolare che c’è: la pizza.

Nuro è alto circa 90 cm, funziona a batterie, viaggia a 20km/h, ha un’autonomia operativa pari a circa 20 miglia e sulla “gobba” ha due scomparti: uno per tenere al caldo le pizze, l’altro refrigerato, per le bibite. Grazie alla presenza di numerosi sensori laser, è in grado di calcolare il percorso più breve ed evitare gli ostacoli senza fermarsi mai, perché il suo compito è consegnare le pizze più velocemente possibile, costi quel che costi.

Un vero gioiellino della tecnologia che può portare fino a 10 pizze contemporaneamente, programmato per lasciare ai clienti solo l’impegno di digitare il proprio codice, rilasciato al momento dell’ordine, sufficiente perché si apra esattamente il vano che contiene pizze e bibite richieste. E non è neanche la prima volta che “Domino’s Pizza” conquista gli onori delle cronache per qualche trovata futuribile. Un paio d’anni fa ha tentato di lanciare un assistente virtuale, sull’idea di “Siri”, la celebre voce della “Apple”, che guidava nella scelta della pizza “autocostruita”, seguita dagli ordini via sms, con le pizze trasformate in semplici e chiarissimi emoij.

Nuro, tornando al presente, al momento è un servizio riservato a pochi clienti selezionati del Domino’s di Woodland Heights, al 3209 di Houston Avenue, ed è in funzione solo in giorni e orari precisi. Una fase di test necessaria per capire le reazioni della clientela e gli eventuali problemi, prima di avviare l’invasione dei robot-pizzaboy nel mondo intero.