TECH - La UE rivuole le batterie sostituibili

Bruxelles, intesa come l’Unione Europa, ci ha preso gusto all’idea di diventare la paladina di un continente affollato di consumatori, spremuti ad ogni sospiro da qualche colosso che detta legge. Così, dopo aver vinto la battaglia sulla porta usb-c che dall’autunno del 2024 diventerà obbligatoria uniformando finalmente i caricabatterie dei device che necessitano di ricarica, adesso ha in mente un nuovo obiettivo: riavere le batterie rimovibili per gli smartphone. Era così all’inizio, quando ancora si chiamavano “cellulari” e a parte telefonare avevano poche altre funzioni, poi sono diventate invisibili e soprattutto inaccessibili, costringendo gli utilizzatori a ricorrere alla casa madre per sostituirne una che non tiene più la carica. Ovviamente a costi ben diversi da una sostituzione fatta a mano, in casa, e senza alcun bisogno di una triennale in tecnologia applicata.

Un obiettivo che oltre a pretendere rispetto nei confronti delle tasche degli europei, riserva di caccia per i colossi dell’hi-tech, ha anche una valenza ecologica, perché significa sensibilizzare i cittadini sul ciclo vita e i processi di smaltimento.

Secondo quella che al momento è soltanto una proposta di legge, la UE potrebbe arrivare a pretendere un codice “QR” in grado di mostrare capacità, durata, composizione chimica dei componenti, resistenza all’acqua, livello di riparabilità, più simboli crittografici per la corretta raccolta differenziata e un’etichetta energetica simile a quella degli elettrodomestici. A questo si aggiunge un altro obbligo per i costruttori, ovvero indicare l’impronta di carbonio completa delle batterie, partendo dalla produzione per arrivare al riciclaggio. Quasi inutile aggiungere che i colossi già storcono il naso e si dicono pronti a dare battaglia, anche se il mercato del vecchio continente è troppo ghiotto per minacciare di andare via, lasciando agli europei la scelta di un ritorno al cellulare quando un telefono faceva il telefono e basta.