
Circa l’85% della popolazione mondiale ha accesso all’energia elettrica. Una percentuale sicuramente alta, ma letta in un altro modo significa che per il 15%, ovvero un miliardo di persone, l’elettricità è ancora un sogno.
Ma mentre nel pianeta crescono la domanda e il fabbisogno di corrente, con un picco del 70% previsto entro il 2035, individuare chi non rientra nella lista è semplice, basta scendere nel sud del mondo, dove parlando di povertà non si sbaglia mai: Burundi, Sudan, Ciad, Liberia, Malawi, Sierra Leone, Congo, Niger, Tanzania, Madagascar, Guinea-Bissau, Somalia, Burkina Faso e Ruanda.
Vivere senza energia elettrica per un solo giorno può essere un esperimento utile a capire quanto sia profondo il problema: le vite di noi occidentali si fermerebbero del tutto, compresa la difficoltà di dire addio a servizi banali e fondamentali come l’illuminazione stradale e il funzionamento delle strutture sanitarie.
Ma una soluzione praticabile, per rendere meno difficile la vita di intere popolazioni, sembra possibile. “Malgrado l’arido deserto di La Guajira, in Colombia, non sia collegato alla rete elettrica, la tribù Wayúu ha accesso alla batteria più abbondante del mondo: il mare”. È con questa frase che la E-Dina, una startup colombiana, ha presentato WaterLight, una lampada rivoluzionaria che trasforma l’acqua salata del mare in energia elettrica. Per migliaia di tribù senza alcuna speranza di ricevere la corrente, significa un cambio epocale dell’esistenza.
La WaterLight, grazie ad una semplice reazione chimica fra gli elettroliti dell’acqua e del magnesio, è in grado di assicurare 45 giorni di luce con mezzo litro d’acqua salata, l’equivalente di due tazze di mare. Ogni lampada, che può essere utilizzata anche per ricaricare dispositivi attraverso una porta Usb, ha una vita media di circa 5.600 ore, da due a tre anni, in base all’uso. Una volta esaurite le particelle di sale, la lampada può essere svuotata e ricaricata senza problemi.
“L’elettricità offre opportunità economiche e alza la qualità della vita: i pescatori non possono pescare di notte, i bambini sono costretti a studiare a lume di candela e i telefoni cellulari non possono essere caricati - spiega dalla E-Dina – abbiamo scelto come punto di riferimento le tradizioni secolari dei Wayúu, una comunità indigena che vive nella remota penisola di La Guajira, a cavallo del confine con la Colombia e il Venezuela, il cui accesso all’elettricità è limitato, ma sono circondati da un arido terreno desertico e dal mare”.










