
Miliardi di famiglie in tutto il mondo, ogni sera rendono omaggio ad un uomo che difficilmente hanno mai sentito nominare. Si chiamava Eugene F. McDonald, e malgrado il cognome non si occupava di hamburger: era il presidente della Zenith Radio Corporation, un’azienda americana specializzata in tecnologie casalinghe. Alla fine degli anni Quaranta, per risolvere una forma di esasperazione personale, McDonald riunisce tecnici e ingegneri e gli affida un compito: trovare un sistema che possa interagire sui canali della televisione per evitare la dose massiccia di pubblicità.
Il risultato, dopo qualche tempo passato a studiare come, quando e perché, si chiamava Lazy Bone: il primo telecomando della storia. Era collegato ad un cavo che correva lungo il pavimento, ma meglio di niente.
Quelli senza filo, decisamente più comodi, arriveranno qualche anno dopo su brevetto di Robert Adler, inventore di origini austriache con più di 180 invenzioni in carriera, ma passato alla storia come il padre del telecomando moderno. Da quel momento in poi è stata solo una questione di sviluppo tecnologico che ha reso i telecomandi sempre più piccoli, potenti, pratici e in grado di avere la meglio su più apparecchi contemporaneamente.
A questa storia, forse meno affascinante di altre ma sicuramente legata ad una comodità casalinga ormai irrinunciabile, sta per aggiungersi un altro capitolo.
Si chiama Wepoint, e seguendo la terminologia tecnica si può definire un “controller wearable”: un telecomando indossabile, tradotto al meglio delle possibilità.
Wepoint non solo si ripromette di mandare in pensione il vecchio concetto di telecomando, ma è addirittura in grado di “leggere” i movimenti delle dita per comandare a piacere televisioni, smartphone, computer, tablet e quant’altro.
Il telecomando di next generation si compone di due parti: un anello da infilare al dito e un bracciale che passa attraverso il palmo della mano. Alcuni sensori a cui spetta il compito di rilevare i movimenti delle dita trasmettono il comando via bluetooth ad un microchip. Il tutto con il solo impegno di badare alla carica di una batteria al litio ricaricabile.
Un progetto che ha richiesto quattro anni di intenso lavoro, partito da un sistema di tracciamento gestuale con tecnologia EM, che consente la piena interazione con dispositivi elettronici. Al momento, il progetto è ancora nella fase della raccolta fondi, ma è comunque ordinabile a circa 90 euro.











