
Era il 4 ottobre del 2011, dieci anni fa, quando Phil Schiller, vicepresidente del product marketing di “Apple”, annuncia durante la presentazione dell’iPhone 4s una novità destinata a rivoluzionare le esistenze dell’umanità. Si chiama “Siri”, ed è il celebre assistente vocale del colosso di Cupertino, una delle prime avvisaglie di un’invasione di tecnologie parlanti basate sulla sempre più diffusa intelligenza artificiale. “Per decenni, gli esperti di tecnologia ci hanno preso in giro per il sogno di poter dialogare con i dispositivi tecnologici. Ma quel momento non arrivava mai, perché ciò che volevamo veramente era poter parlare al dispositivo senza essere costretti ad una sintassi basilare e innaturale. Ecco: c’è una nuova funzione su iPhone 4s che abbiamo chiamiato Siri”.
Poche ore dopo quell’annuncio ne sarebbe arrivato un altro, ben più triste: a soli 56 anni, Steve Jobs si era spento nella sua casa di Palo Alto, in California. E Siri, in qualche modo, era il suo ultimo regalo al mondo: secondo la leggenda, il nome era stata un’idea di Dag Kittlaus, uno dei responsabili del progetto, come omaggio ad una collega di origini norvegesi. A Jobs pare non piacesse così tanto, preferiva di gran lunga concentrarsi sulla ricerca di quella che sarebbe diventata la voce originale, individuata in Susan Bennett, attrice e cantante americana, dopo aver ascoltato migliaia di candidate.
Siri era nata come app mai realmente sfruttata per Android e Blackberry, inizialmente pensata per rispondere ad una richiesta della difesa statunitense, alla ricerca di una tecnologia di riconoscimento vocale, e proprio quel dettaglio aveva messo ad Apple la voglia di acquisire il software per fare propria l’idea, trasformandola in un assistente virtuale in grado di annotare appuntamenti, effettuare chiamate, scrivere Sme ed email, e trovare in pochi istanti il titolo e gli autori di canzoni sentite per caso. Ma gli inizi sono difficili: oltre ad essere disponibile solo in inglese, francese e tedesco, Siri sbaglia spesso e volentieri, è imprecisa e la connessione poco stabile.
Migliora l’anno successivo con la versione iOS6 che oltre a introdurre Siri su iPad e iPod Touch aggiunge all’elenco delle lingue supportate anche l’italiano, ma soprattutto amplia la sua capacità di rendersi utile: permette di cercare locali e ristoranti, mostra i risultati sportivi e le quotazioni di borsa. È solo con iSO8 che debutta la frase necessaria a metterla in moto, “Hey, Siri”, mentre sul mercato arriva la concorrenza di “Google Assistant” e “Alexa” di Amazon, che lasciando ad Apple la telefonia mobile conquistando quella da casa.
Di recente, da Cupertino si è diffusa la notizia che Siri non avrà più una voce predefinita, ma sarà un’opzione di ogni utente scegliere quella che preferisce.









