TECH – Anche la panchina diventa smart

La panchina si fa in fretta a sceglierla: è piena o vuota, sporca o pulita, al sole o all’ombra. Eppure, il sedile fisso già ampiamente diffuso nelle città romane, oltre a variare il materiale (legno, pietra, plastica o metallo), nel tempo ha ispirato scrittori, registi e pittori che ne hanno fatto un aforisma della vita stessa, un punto fermo che divide chi guarda la vita scorrere da chi invece passa e va. È iconica la panchina di “Manhattan”di Woody Allen, e non è da meno quella di “Forrest Gump”, a Savannah, in Georgia: su una panchina fanno la loro conoscenza i protagonisti di “L’educazione sentimentale”, di Gustave Flaubert, e si svolge tutta su una panchina la vicenda de “La Nausea” di Jean-Paul Sartre.

Proprio sulla panchina, forse un po’ meno romanticamente, si è concentrato anche il lavoro della Kuube, una startup di Budapest, in Ungheria, specializzata in interfacce grafiche ma con la porta sempre aperta verso progetti stimolanti. Cinque anni fa Máté Gallai e Gábor Mátray, i due fondatori dell’azienda, iniziano a lavorare sul progetto di una smartbench, la panchina del futuro. Si danno delle regole, poche ma precise: dev’essere rispettosa dell’ambiente, facile da installare ovunque senza stravolgere gli ambienti circostanti e alla fine funzionale, utile, perfino necessaria.

Il progetto definitivo della Kuube, la panchina 2.0, nasce pochi mesi fa grazie alla collaborazione con un’azienda di arredi urbani: ha una struttura in alluminio rivestita in vetro temperato, mentre la seduta è in legno di frassino. Permette di ricaricare qualsiasi tipo di device grazie a porte Usb e caricatori wireless integrati, fa da hotspot per navigare in rete e indica la qualità dell’aria, la temperatura, il livello di umidità e l’intensità dei raggi UV. Di sera, per finire, si illumina. Il tutto senza consumare elettricità, totalmente alimentata da pannelli solari che immagazzinano e gestiscono la luce del giorno.

Kuube è disponibile in tre versioni, da 3, 4 e 8 posti, l’ultima con copertura per riparare da pioggia o sole, ed i primi esemplari sono comparsi nei giardini di Budapest, Várpalota e Balatonalmádi, oltre a Skradin, in Croazia.