
Nel giro di qualche mese, diremo addio per sempre alle batterie usa e getta. È quanto ha deciso l’Unione Europea, in un pacchetto di norme messe ai voti lo scorso 9 marzo e approvate a larga maggioranza.
Dal 2024, ma non è escluso anche prima, le pile che circoleranno nel vecchio continente non dovranno essere ricaricabili e “capaci di resistere un numero minimo di cicli di ricarica”, mentre quelle racchiuse nei dispositivi come smartphone, tablet e pc avranno l’obbligo di durare almeno 10 anni e dovranno poter essere sostituite dai clienti, senza ricorrere ai centri assistenza. Non sfuggono alla nuova norma neanche i veicoli elettrici, a cui è dedicato un capitolo a parte e una nuova classificazione.
Fra le richieste della commissione UE anche un solo carica-batterie universale, che valga per tutti, proposta che ha già suscitato i malumori di colossi come “Apple”, secondo cui un obbligo simile può “soffocare l’innovazione”. Ma Bruxelles tira dritto, ancora una volta confortata da numeri che parlano da soli: in media, un consumatore europeo possiede circa tre caricabatterie diversi, e il 38% ha provato almeno una volta il problema di non poter ricaricare un proprio device perché quelli disponibili in quel momento non si adattavano al suo. E questo senza pensare alla spesa, ovvero ai 2,4 miliardi di euro spesi ogni anno dagli europei per acquistare caricatori separatamente agli apparecchi.
Sono alcune delle norme che fanno parte del “Green Deal,” il piano europeo per raggiungere la neutralità climatica, anche pensando a previsioni che parlano di aumento della domanda di batterie che si suppone crescerà del 1400% entro il 2030, come illustrato in uno report del “World Economic Forum”. Attualmente, nella sola Europa se ne consumano 1,9 milioni di tonnellate all’anno, e il riciclaggio è difficile e costoso.










