
In un arco di tempo piuttosto breve, tra l’Ottocento e il Novecento, il mondo ha cambiato passo.
Le città crescevano, la tecnologia avanzava e sulle strade iniziavano a comparire mezzi che avrebbero cambiato per sempre il modo di spostarsi. Per qualche tempo, però, la modernità non è riuscita a cancellare il passato con un colpo di spugna: cavalli e motori convivevano, le carrozze scorrevano accanto alle prime automobili e il viaggio rimaneva un’esperienza carica di ritualità e fascino.
È proprio questa fase di transizione che racconta “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna”, la mostra ospitata nella Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi, spettacolare residenza venatoria sabauda, uno dei capolavori di Filippo Juvarra, l’architetto che ha donato a Torino i suoi tratti storici.
Realizzata dalla Fondazione Ordine Mauriziano in collaborazione con il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, l’esposizione mette a confronto per la prima volta due universi apparentemente lontani: le carrozze dell’Ottocento e le vetture che segnarono la nascita dell’automobile moderna.
Il percorso espositivo si sviluppa in uno spazio lungo e luminoso che diventa parte integrante del racconto. Qui carrozze e automobili si osservano a distanza ravvicinata, permettendo di cogliere immediatamente quanto la nuova tecnologia sia stata influenzata dalle forme, dalle soluzioni tecniche e persino dall’estetica dei veicoli a trazione animale.
Le carrozze raccontano un mondo ancora governato dall’eleganza e dalla rappresentazione sociale. Tra gli esemplari esposti spicca la Landau Ronde, realizzata a Torino intorno al 1880: una carrozza di prestigio con tetto apribile a due mantici contrapposti, pensata per permettere ai passeggeri di viaggiare sia al riparo dalla pioggia sia all’aria aperta. A poca distanza la Milord, prodotta a Milano nella metà dell’Ottocento, una vettura aperta con sedile posteriore per i passeggeri e cassetta rialzata per il cocchiere, molto diffusa anche nei servizi pubblici cittadini.
Non manca la Coupé Brougham, elegante carrozza chiusa a due posti nata in Inghilterra e poi diffusasi in tutta Europa. Pensata inizialmente per l’aristocrazia che si recava a teatro o ai balli, nel tempo divenne anche un mezzo pubblico da piazza. Curioso il sistema di comunicazione tra passeggeri e cocchiere: una corda collegata alla livrea del conducente, da tirare per segnalare una richiesta di fermata o di variazione del percorso.
Tra le carrozze di servizio anche la Vis à Vis, così chiamata perché i passeggeri siedono uno di fronte all’altro, mentre l’Omnibus Privé rappresenta la versione privata dei mezzi collettivi che circolavano nelle città europee già nella seconda metà dell’Ottocento. Più legato al tempo libero è invece il Break Wagonette, carrozza sportiva utilizzata per le passeggiate in campagna e per l’addestramento dei cavalli.
Particolarmente suggestiva è la presenza dello Spider Phaeton, una carrozza leggera e veloce molto amata dai giovani aristocratici dell’epoca. Il suo nome deriva dalla struttura “a ragno”, caratterizzata da un telaio aperto e da sedili sospesi, mentre il termine Phaeton richiama il mito di Fetonte, il figlio del dio del Sole che osò guidare il carro divino. Non a caso questi veicoli erano considerati tanto eleganti quanto audaci, simbolo di uno stile di vita dinamico, moderno e a volte un po’ spregiudicato.
Se le carrozze raccontano la tradizione, le automobili in mostra parlano invece di invenzioni, sperimentazioni e intuizioni geniali. Tra i modelli più significativi la Benz Victoria del 1893, una delle prime vetture progettate da Karl Benz, considerato insieme a Gottlieb Daimler il padre dell’automobile. Accanto a questa pioniera della mobilità motorizzata è esposta la Decauville 3½ HP, celebre per aver vinto la corsa Parigi–Amsterdam–Parigi nel 1898, dimostrando le potenzialità delle nuove macchine.
Dello stesso periodo la Hurtu 3 HP, mentre la De Dion-Bouton 1¾ HP del 1899 testimonia l’evoluzione tecnica di una delle aziende più innovative dell’epoca. La presenza della Clément-Panhard VCP 3 HP, anch’essa del 1899, permette di osservare come i primi costruttori sperimentassero diverse configurazioni meccaniche e soluzioni costruttive.
Tra le vetture che segnarono l’inizio della produzione su scala più ampia spicca la Oldsmobile Curved Dash del 1904, considerata il primo modello di automobile realmente diffuso commercialmente. Il design compatto e la produzione in serie rappresentarono un passaggio decisivo verso l’industrializzazione dell’automobile.
La sezione dedicata all’industria italiana include la Fiat 16/20 HP del 1906, elegante landaulet prodotto in alcune centinaia di esemplari e appartenuto alla contessa Sofia di Bricherasio. A seguire, la Vinot & Deguingand 14/20 HP del 1907 e l’imponente Isotta Fraschini BN 30/40 HP del 1910, modello di lusso che incarnava l’eccellenza tecnologica e stilistica della casa milanese. Chiude il percorso la Fiat Tipo Zero A del 1913, la prima utilitaria della casa torinese, simbolo di un’automobile che iniziava lentamente a uscire dall’élite per avvicinarsi a un pubblico più ampio.
A fare da filo conduttore al racconto è la figura di Margherita di Savoia, protagonista di un’epoca sospesa tra tradizione e innovazione. La regina, che soggiornò a lungo a Stupinigi, fu una donna curiosa e aperta alle novità tecnologiche. Non solo utilizzava le carrozze di corte, ma possedeva anche una scuderia di 13 automobili e aveva persino la patente di guida. Ogni vettura era identificata con il nome di un uccello — Falco, Aquila, Allodola, Condor — quasi a evocare l’idea di libertà e di velocità che il nuovo mezzo prometteva.
La mostra è il cuore di un progetto culturale più ampio, “Margherita. Un secolo di storia”, con cui la Palazzina di Caccia celebra nel 2026 il centenario della morte della sovrana. Accanto all’esposizione, il pubblico può visitare “Le stanze di Margherita”, un percorso negli ambienti dell’Appartamento di Levante che mette a confronto fotografie storiche e spazi attuali, raccontando come la regina trasformò Stupinigi in una residenza elegante e personale tra il 1901 e il 1919.
Il programma include anche conferenze dedicate al suo tempo — tra moda, cucina, design e innovazioni tecnologiche — oltre alle visite guidate tematiche che esplorano gli ambienti della palazzina. Tra gli appuntamenti più attesi figura la rievocazione storica “I giorni di Margherita”, in programma il 20 e 21 giugno 2026, quando figuranti in costume riporteranno Stupinigi alle atmosfere del primo Novecento.
La storia, però, non si limita a essere osservata. In occasione della mostra, il Museo Nazionale dell’Automobile propone infatti una serie di tour a bordo di vetture d’epoca all’interno del Parco di Stupinigi. I partecipanti potranno salire su modelli storici come la 500C Belvedere o la 508 Balilla, accompagnati dal conservatore del museo, per percorrere i viali alberati della tenuta dopo una breve introduzione storica.
Ancora più originale è l’iniziativa della scuola guida di automobili storiche, un progetto pilota che permetterà a un piccolo gruppo di partecipanti di imparare a guidare veicoli d’epoca provenienti dalla collezione del museo. Dopo una lezione teorica, i partecipanti potranno sperimentare direttamente la guida di queste macchine, scoprendo un modo di viaggiare molto diverso da quello contemporaneo.
Tra carrozze aristocratiche, automobili pionieristiche ed esperienze immersive, Stupinigi diventa così il luogo ideale per raccontare il momento in cui la storia si è messa in moto. Un’epoca affascinante in cui lo scalpitio dei cavalli e il rombo dei primi motori si intrecciavano sulle stesse strade, annunciando la nascita della mobilità moderna.












