STORIE - Addio al rifugiato che aveva ispirato «The Terminal»

In fondo, è andata esattamente come avrebbe voluto: andarsene nel “suo” aeroporto diventato “casa”, il posto dove si sentiva meglio, protetto e al sicuro. Mehran Karimi Nasseri se n’è andato sabato 12 novembre a 76 anni, per quelle che la burocrazia definisce “cause naturali”, fra le file di divanetti del terminal 2F dell’aeroporto Roissy-Charles De Gaulle di Parigi, dove aveva passato buona parte della vita.

La sua, è una storia che tutto il mondo aveva conosciuto grazie al film “The Terminal”, dove Tom Hanks impersona Viktor Navorski, cittadino dell’immaginaria “Krakozhia” sospeso in una sorta di limbo all’aeroporto JFK di New York. Steven Spielberg, scrivendo la sceneggiatura, si era ispirato proprio alla curiosa vicenda di Nasseri, nella realtà un rifugiato iraniano che dall’8 agosto 1988 ha rifiutato di muoversi dall’aeroporto De Gaulle di Parigi. Aveva lasciato il suo Paese perché – come attivista contro lo Scià Mihammad Reza Pahlavi - rischiava grosso, ma senza essere accompagnato dallo status ufficiale di rifugiato.

Era sbarcato in Europa per cercare sua madre, finendo per essere espulso ogni volta che tentava di entrare in un Paese diverso perché privo di documenti validi. L’ultima volta, la polizia lo blocca al terminal 1 dell’aeroporto di Parigi, dove ormai stanco di “non esistere”, Mehran Karimi Nasseri aveva deciso di non muoversi più.

E piano piano, “Sir Alfred Mehran”, come si faceva chiamare, era stato adottato dal personale di terra, che gli passava cibo, compagnia e solidarietà. Nel tempo, quando la sua vicenda aveva ormai fatto il giro del mondo, le autorità gli avevano offerto diverse soluzioni per lasciare l’aeroporto e iniziare una nuova vita, ma Nasseri le aveva rifiutate una dopo l’altra, capendo che solo lì, fra annunci, ritardi, valigie e polizia, aveva trovato uno straccio di famiglia.

Nel 2006, un’intossicazione alimentare l’aveva costretto a uscire dall’aeroporto per essere ricoverato in ospedale. Con i diritti del film a lui ispirato, versati dalla produzione, per qualche tempo aveva accettato di provare una casa di accoglienza parigina, ma il suono di un mondo in perenne movimento come il grande aeroporto parigino gli mancavano troppo per rinunciarci. Messe insieme le sue poche cose, era tornano al suo posto, fra i divanetti rossi diventati casa. Dove l’hanno trovato senza vita, poche ore fa.