
Il gran giorno è arrivato: dopo 4 anni di mandato, Donald Trump lascia la Casa Bianca cedendo il posto al suo rivale, il democratico Joe Biden. Più o meno mezza America tira un sospiro di sollievo, mentre l’altra resta convita che si sia trattato di elezioni truffaldine: ma questo è un altro discorso, e forse rappresenta il compito più arduo del nuovo presidente, che ha di fronte la difficile sfida di ricompattare gli States, letteralmente divisi in due dai 4 anni Donald Trump.
Questioni politiche a parte, l’Inauguration Day è un giorno sacro per gli americani, una cerimonia solenne che dal 1798 al 1933 era fissata il 4 marzo, poi spostata con una ratifica al 20 gennaio. Il giorno dell’insediamento è scandito da un protocollo preciso che Trump ha deciso di infrangere scegliendo di non partecipare. Alle 14:00 esatte (ora italiana) i Trump - Donald, sua moglie Melania e loro figlio Bannon - saliranno sul Marine One, l’elicottero presidenziale, diretti alla volta della base di Andrews, in Maryland, dove li attende il saluto di una banda militare e 21 salve di cannone.
Cinque minuti dopo esatti, la Casa Bianca diventa il regno di due imprese di pulizia altamente specializzate che hanno 6 ore di tempo per ripulire, sanificare e bonificare gli ambienti dell’edificio simbolo americano.
Fuori, sul National Mall, tutto sarà pronto anche se – per la prima volta nella storia – Biden sarà costretto a giurare davanti a un prato vuoto: per Obama si contavano un milione di persone e 300mila per Trump, quattro anni fa. Questa volta gli invitati, viste le restrizioni sanitarie, sono appena 1.000, nulla rispetto ai 30mila militari in assetto di guerra a cui spetta il compito di reprimere ogni tentativo di disturbo, dopo il tragico assalto del 6 gennaio scorso al Capitol Hill.
Alle 17:30 parte l’inno nazionale americano, lo struggente The Star-Spangled Banner (letteralmente, La Bandiera adorna di Stelle), e mezzora dopo esatta – alle 18 ora italiana – Joe Biden e la sua vice Kamala Harris giureranno fedeltà al Paese davanti a due giudici della Corte Suprema, John Roberts e Sonia Sotomayor. Quattro rulli di tamburi, mentre la fanfara intona Hail to the Chief, seguita da 21 salve d’obice della Presidential Salute Battery del 3° Reggimento di Fanteria. Subito dopo, a Biden tocca l’inaugural address, il discorso agli americani in cui delineerà il suo mandato e chiederà ancora una volta l’unità del Paese.
Alle 19:30 – sempre ora italiana – sarà il momento della tradizionale passeggiata, in genere fra due ali di folla e quest’anno sotto gli occhi dei militari, per poi spostarsi insieme alla moglie Jill, la nuova first lady, e gli ex presidenti Barack Obama, Bill Clinton e George Bush verso il cimitero militare di Arlington per rendere omaggio alla tomba del Milite Ignoto. Al posto dell’altrettanto tradizionale ballo, uno speciale di un’ora e mezza condotto da Tom Hanks e infarcito di star, da Jennifer Lopez a Lady Gaga.
Con 78 anni, Joe Biden è il più anziano presidente americano, e il suo è un traguardo che corona una carriera politica di prim’ordine, malgrado una vita segnata da terribili tragedie, come la morte nel 1972 della prima moglie Neila e della figlia di un anno Amy in un incidente stradale, seguita il 30 maggio 2015 dalla scomparsa a soli 46 anni di Beau, il primogenito, ucciso da un cancro al cervello.
L’INAUGURATION DAY
Nella storia americana, durante il giorno dell’insediamento presidenziale non sono mancati i momenti imbarazzanti: George Washington, il primo presidente, fu costretto da un inverno troppo rigido a giurare il 30 aprile 1789. Essendo quasi totalmente privo di denti, per l’occasione gli fu realizzata una dentiera così dolorosa da costringerlo a leggere il discorso più breve della storia americana: 113 parole in meno di due minuti. L’attesa più spasmodica della storia fu quella per l’insediamento di John F. Kennedy, il più giovane presidente mai eletto: appena due anni dopo, il suo vice Lindsay B. Johnson fu costretto a giurare a bordo dell’Air Force One, mentre riportava a casa la salma di JFK e la provera Jacky, sotto shock per la morte del marito.








