SPORT – Valentino Rossi ha deciso: a fine stagione si ritira
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“Non essere anarchico a 16 anni è mancanza di cuore. Esserlo ancora a quarant’anni, è mancanza di giudizio”, diceva lo scrittore irlandese George Bernard Shaw. Valentino Rossi, “The Doctor”, il leggendario “46” più celebre della storia del motociclismo, i 40 li ha superati da due anni. Ha sulle spalle nove titoli mondiali e il record di aver vinto l’alloro in quattro classi differenti, quanto basta per pensare che è ora di scendere dalla moto e appendere il casco al chiodo.

L’ha annunciato pochi minuti fa, al “Red Bull Ring” di Zetweg, in Austria, dove domenica correrà il GP della Stiria. “Ho deciso di fermarmi a fine stagione. Questa sarà l’ultima metà stagione come pilota di Moto GP, avrei voluto correre per altri 20-25 anni ma non è possibile. È stato bello, ho vissuto momenti indimenticabili in cui mi sono divertito un sacco. La mia carriera è stata molto lunga e per fortuna ho vinto tante gare: alcune vittorie sono state indimenticabili, pura gioia, qualcosa che mi ha reso felice per settimane. Ma nello sport i risultati fanno la differenza, e questa è la strada giusta da prendere. È stato difficile, avrei ancora la possibilità di correre con il mio team assieme a mio fratello e ho anche avuto offerte da altri team. Mi sarebbe piaciuto, ma va bene così. Comunque c’è ancora metà stagione, all’ultima gara forse sarà la più difficile. Ma penso che non sia il caso di lamentarmi per la carriera che ho avuto. Il futuro? Penso che correrò con le macchine, che amo appena un po’ meno che le moto, mi sento un pilota e lo resterò tutta la vita. Ho iniziato coi kart, papà Graziano pensava che fosse più sicuro che in moto. Poi quando ho provato la moto a 3 anni per fortuna ho cambiato. Però l’auto è qualcosa che mi è rimasto nel cuore e ci ho sempre lavorato su tecnicamente. Rimpianti? Sinceramente no. Correre con Ducati è stato molto difficile, ma è stata comunque una grande sfida, se avessimo vinto avremmo fatto una grande cosa. Sono un po’ triste per non avere vinto il decimo titolo perché penso che lo meritassi, sia per velocità e livello. Negli ultimi anni ho avuto problemi a stare coi migliori, i nuovi piloti sono sempre più forti, si allenano tanto, sono più atleti. Credo mi mancherà la vita da sportivo, svegliarmi la mattina e sapere di avere un obiettivo per vincere, una cosa che mi piace molto. E poi, soprattutto, ovviamente, correre in pista con la moto, lavorare con il mio team, vivere la sensazione della domenica mattina prima della gara, cose saranno un po’ difficili da sistemare. La differenza fra me e tutti gli altri piloti per me è stata questa: l’amore dei tifosi, che sinceramente non so da dove nasce. Sono riuscito ad avvicinare tante persone al motociclismo, un po’ come fece Tomba con lo sci: senza di me non avrebbero conosciuto le moto, soprattutto in Italia. È qualcosa, nella mia prima parte di carriera, che ha acceso le emozioni di tanta gente. Di questo sono molto fiero, è qualcosa di speciale. Poi è chiaro che questo ti mette molto sotto pressione nella vita normale, anche se io cerco sempre di non essere me stesso. Ho intrattenuto la gente la domenica pomeriggio e li ho fatti divertire, regalando loro un paio d’ore di distrazione dalla vita di tutti i giorni”.