
Per meglio capire l’impresa di Robert Karas bisogna partire da “Ironman”, la disciplina che unisce corsa, ciclismo e nuoto. Una robina per gente tosta assai, con un fisico preparato a dovere, pena una tappa in un reparto cardiologia a sirene spiegate. Sì, perché gli Ironman devono coprire 3,86 km di nuoto, 180,260 km in bicicletta e 42,195 km di corsa nel minor tempo possibile, ma ben sapendo che l’impresa non è da tutti chiunque riesca a restare entro le 16 ore massime riceve il titolo di “finisher” che attesta di aver portato a termine la gara. Comunque un’impresa.
Dal 1978, i vincitori delle varie tappe si ritrovano alle Hawaii, che ospita ogni anno la finalissima: il record è ancora nelle mani del tedesco Patrick Lange, vincitore nel 2018 con 7 ore, 52 minuti e 39 secondi, a lui sufficienti per coprire tutte e tre le discipline.
Ecco, è proprio qui che entra in scena Robert Karas, 33enne di Elblag, in Polonia, che ha trionfato nella versione della gara ancora più estrema, se mai ce ne fosse stato bisogno: il “5x Ironman”. Se non fosse ancora chiaro, le con le distanze delle tre discipline quintuplicate. In pratica, Karas è partito da Leon, città nel centro del Messico, coprendo 19 km in nuoto, 900 km in bici e 211 km di corsa arrivando al traguardo di Manuel Doblado Guanajauto dopo 67 ore e 58 minuti senza interruzioni, migliorando addirittura il record di 4 ore e 41 minuti. Il termine massimo, giusto per essere chiari, è di 144 ore.
Per Karas, a questo punto è giusto saperlo, non è la prima impresa: nel 2018 in Germania ha stravinto una competizione ultratriathlon “x3” con il tempo di 30 ore e 48 minuti, ripetendosi l’anno dopo in Lituania, dove si è imposto in una versione “x2” con 18 ore e 44 minuti.
Se può essere di conforto, la gara appena conquistata in Messico era resa ancora più difficile dalle condizioni meteo inclementi e dall’asprezza del terreno, con tratti che hanno costretto i concorrenti a gareggiare a oltre 2000 metri di altitudine, dove l’aria inizia ad essere rarefatta.
“Sono venuto in Messico – ha commentato Karas - con l’obiettivo preciso di battere il record del mondo. Era pianificato. È stata una lotta contro il tempo, le condizioni climatiche locali e, come sempre, contro me stesso. Non ho avuto molto tempo per acclimatarmi, quindi sono ancora più felice del risultato”.










