SPORT – Leo Messi, il disoccupato più celebre del mondo

Non sarà di alcuna consolazione verso chi è in cerca di un lavoro, ma dalla scorsa mezzanotte e un minuto, Lionel Andrés Messi Cutticini, per tutti semplicemente “Leo”, è disoccupato.

Fa un po’ effetto, perché non si parla di un metalmeccanico o di un impiegato in esubero, ma di uno dei più grandi e forti calciatori di tutti i tempi, nel 2011 dichiarato “Patrimonio storico-sportivo dell’umanità” e titolare di una pioggia di premi e record, con 749 reti segnate in 929 partite, ad un passo dal record di Pelé, fermo a 761, ma dietro al rivale di sempre, CR7, attualmente a quota 777 goal.

Eppure, il 30 giugno è ufficialmente scaduto il contratto che lo legava al Barcellona, lasciandolo nell’inedita condizione di “svincolato” e libero di firmare con chi gli pare. Non che sia semplice portarselo a casa, visti i 50 milioni netti a stagione che il “Barça” gli assicurava, e i 100 (spalmati su cinque anni) che secondo voci ben informate sarebbe pronto a chiedere in caso di rinnovo. Ma gli ultimi anni con la corazzata spagnola non sono stati semplici: un anno fa esatto, la favola sembra sul punto di rompersi per via dell’antica antipatia fra Messi e l’ormai ex presidente Josep Bartomeu, poi estromesso perché inviso a tutto lo spogliatoio e neanche capace di gestire l’economia di uno dei club più prestigiosi del mondo.

Argentino di Rosario, classe 1987, la “Pulce” era arrivata al Barcellona l’8 gennaio del 2001, vent’anni fa, quando aveva 14 anni e un talento ancora tutto da dimostrare: l’ha fatto dopo 778 partite e 672 reti, mentre i “Blaugrana” al contrario scivolavano lenti verso un ciclo che stava per chiudersi e che aveva portato le squadre spagnola e la Nazionale a conquistare tutto il conquistabile.

L’unica certezza è che in queste ore Leo non starà vivendo le stesse preoccupazioni di un disoccupato qualunque. Anzi.