SPORT - Il suo nome è Sara Gama, capitana azzurra
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Ha scritto le pagine più belle della storia recente del calcio femminile italiano e grazie ai suoi successi - dentro e fuori dal campo - è diventata protagonista insieme alle sue colleghe di un cambiamento epocale del movimento: il passaggio al professionismo delle calciatrici. Ma è solo l’ultima conquista di una generazione di giocatrici che ha iniziato a rincorrere il pallone quando il calcio era considerato uno sport per soli maschi.

Quella di Sara Gama, capitana della Juventus Women e della Nazionale, vicepresidente AIC ed ex consigliera federale, è una storia che merita di essere raccontata: il ritratto della donna e calciatrice triestina è diventato un documentario, prodotto da “Rai Documentari” per la regia di Fedora Sasso, in onda in prima visione venerdì 13 gennaio alle 16:00 su Rai 3.

Alla presentazione del documentario, alla presenza presso la sede Rai di Viale Mazzini, a Roma, prima del suo intervento, Sara Gama ha voluto dedicare un pensiero a Gianluca Vialli: “In questo momento di grande dolore posso solo essere onorata di dare un piccolo tributo alla sua figura. È stato un grande esempio, non ho avuto occasione di conoscerlo bene ma ha saputo trasmettermi grandi cose anche da lontano, e non capita sempre”.

Dopo l’omaggio al grande campione azzurro, Sara ha ringraziato i presenti e tutti coloro che le sono state accanto nella carriera e non solo: “Sono felice di essere qui: il calcio è lo sport più bello del mondo e insieme alle mie compagne siamo orgogliose di rappresentarlo. Non va mai dimenticato che è anche un gioco, ed è fondamentale conservare quella componente di divertimento che ci accompagna da quando eravamo piccoli”.

“Numero 3, Sara Gama”, è un ritratto inedito di una campionessa che ha il merito di aver portato alla luce un tema per anni sottaciuto, la parità di genere in uno sport come il calcio. Le difficoltà, le sfide e gli ostacoli verso il riconoscimento del ruolo del calcio femminile come un lavoro professionistico si intrecciano, nel racconto, ai ricordi di Sara e alle emozioni di chi la conosce e crede in lei da quando era piccolissima. A parlare di lei i suoi primi allenatori, le amiche d’infanzia, le colleghe come Barbara Bonansea e Cristiana Girelli, ma anche personalità del mondo del calcio e delle Istituzioni: l’ex capitano della Juve Claudio Marchisio, Milena Bertolini, CT della nazionale femminile, il presidente della Figc Gabriele Gravina, Evelina Christillin, Lapo Elkann e i giornalisti sportivi Donatella Scarnati e Pierluigi Pardo.

Accanto a Sara, la figura di Agata, la co-protagonista, una bimba di cinque anni cha iniziato a giocare a calcio nello stesso campo di Sara Gama: “Oggi le ragazzine possono pensare di giocare a calcio e farne la propria professione con le tutele garantite come tutti i lavoratori. Questo è il lascito della mia generazione a quelle successive”.

Fortemente impegnata anche nella lotta contro il razzismo sui campi da calcio e nella società italiana, una leadership da pioniera che le ha permesso di affrontare questioni complesse con coraggio, forza e dignità, Sara è diventata un volto del nostro sport rappresentando i valori del calcio femminile. E il titolo del documentario l’ha spiegato lei stessa al Presidente Mattarella, durante il ricevimento al Quirinale della Nazionale dopo i Mondiali del 2019: “Porto il numero 3 sulla maglia, è il numero tre della nostra bellissima Costituzione, quello che sancisce che siamo tutti uguali davanti alla legge, senza distinzione alcuna”.