
Qualche piccolo, timido segno di speranza c’è: a tre notti dall’incidente contro un tir sulla statale 146 di Pienza, in Toscana, le condizioni di Alex Zanardi sono gravi, ma stabili. Non ci sono, al momento, miglioramenti significativi, ma dal punto di vista medico l’aspetto più importante è che non si registrino peggioramenti: in una fase delicata come questa, è più di un’ottima notizia.
Un episodio drammatico che per la seconda volta ha portato il pilota bolognese a tu per tu con la morte, e che ha anche acceso i riflettori sulle handbike, il mezzo su cui viaggiava Alex. In realtà, la speciale biciletta che ha permesso a Zanardi di conquistare l’oro ai Giochi Paralimpici di Londra del 2012 e alle Olimpiadi di Rio del 2016, nasce per essere un attrezzo sportivo per tutti, ma è particolarmente apprezzato da coloro che non possono più disporre della forza delle gambe. Zanardi l’ha scoperta nel 2007, quando ha intuito che grazie ad una handbike avrebbe potuto partecipare alla maratona di New York.
Tecnicamente, si tratta di un telaio con sedile che consente di stare seduti o sdraiati: dispone di tre ruote (una anteriore e 2 dietro), con gli identici rapporti di trasmissione di una normale biciletta, ma montati al contrario. In commercio ne esistono diversi tipi, a cominciare da quelle per uso ricreativo, senza alcuna pretesa di prestazioni, per poi passare ai modelli sportivi, più bassi, leggeri e in grado di raggiungere velocità elevate.
Il modello utilizzato Zanardi nelle gare più recenti, disegnato dalla Dallara, ha un telaio in fibra di carbonio a forma di guscio: è privo di schienale ed è realizzato espressamente per permettere ad Alex l’uso di addominali e dorsali. L’inclinazione del busto è fondamentale, e Zanardi ha sempre corso con la parte alta del corpo quasi parallela alla strada per migliorare l’aerodinamica.
Alla Dallara, nei giorni scorsi, hanno raccontato nei dettagli la nascita della Zeta Bike, la handbike che ha accompagnato Alex sui traguardi dei giochi paralimpici. Tutto è iniziato nel 2011, quando Chip Ganassi, pilota americano di Formula Indy in visita agli stabilimenti Dallara di Varano de’ Melegari, invita il suo amico Zanardi. Al termine della visita, Alex chiese un progetto a due ingegneri dell’azienda, Andrea Bursoni e Luca Vescovi.
Alla nascita della prima Zeta (la lettera che è un omaggio al cognome del campione), Alex ha collaborato attivamente mettendo in pratica passione, voglia e conoscenze meccaniche decisamente raffinate. La Zeta Bike fu testata prima nella galleria del vento, quindi migliorata attraverso un mix di sofisticati software e puro talento artigianale nella realizzazione di forcelle e manubrio. Il campione bolognese ne possiede tre: una Zeta Bike 2012 utilizzata a Londra e la versione 2016, nata per quelli di Rio. Per la 2020, destinata alle Olimpiadi di Tokyo – rinviate per la pandemia – Zanardi aveva pensato ad una versione più comoda e meno estrema: l’intenzione era quella di mettere a segno un “triplete” tutto d’oro, trionfando in tre Olimpiadi di seguito. Poi è arrivato venerdì scorso, ma alla Dallara ne sono certi: tornerà presto per studiare la sua nuova handbike. Perché Alex non molla.












