
Ufficialmente mancano poco meno di due mesi all’accensione della fiaccola olimpica di Tokyo, ma il Paese asiatico è nel caos più assoluto. Il lungo percorso delle XXXII Olimpiadi non è mai stato semplice, fin dall’inizio: costretti a rinviare di un anno causa pandemia l’appuntamento del 2020, quelle che si apriranno il 23 luglio prossimo restano ancorate ad un’incognita enorme.
In Giappone la curva di morti e contagi non accenna a calare, e lo stato di emergenza sanitaria è stato esteso fino al 31 maggio in tutto il Paese, con la certezza di un nuovo rinvio almeno fino al 20 giugno. Il problema maggiore, per le autorità giapponesi, è l’enorme diffidenza della popolazione verso i vaccini, con una campagna per adesso limitate al 4,4% della popolazione malgrado i continui appelli.
La diffidenza giapponese risale agli anni ‘70, quando due bambini morirono nel giro di 24 ore dopo aver ricevuto un vaccino contro difterite, tetano e pertosse: il vaccino fu temporaneamente sospeso, ma la gente a quel punto aveva già perso ogni fiducia. Per diversi anni, i tassi di vaccinazione infantile scesero portando ad un aumento dei casi di pertosse. Alla fine degli anni ‘80, l’introduzione del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia provocò alcuni casi di meningite asettica, con gonfiore delle membrane intorno al cervello e al midollo spinale. Il problema è stato ricondotto alla componente contro gli orecchioni del vaccino MMR, spianando la strada ad un’azione legale e ad un pesante risarcimento dei danni. Il “National Institute of Health Science” ha interrotto l’iniezione combinata nel 1993 sostituendola con vaccini individuali. Ma dopo i due scandali, il governo giapponese è diventato “consapevole del rischio” e il programma nazionale di vaccinazione è diventato su base volontaria. Secondo il dottor Yuho Horikoshi, esperto in malattie infettive, le cause legali hanno portato ad un “vuoto” di 15 anni, durante i quali in Giappone non è stato approvato nessun vaccino.
Solo nel 2013, il Paese ha aggiunto il vaccino contro il papillomavirus al programma nazionale per proteggere le ragazze in età pre-sessuale. Ma ancora una volta, alcuni video di ragazze che accusavano reazioni avverse hanno iniziato a circolare su YouTube, portando il governo a rimuoverlo. Il “Vaccine Adverse Reactions Review Committee” ha indagato sugli incidenti e non ha trovato alcuna prova scientifica che provi una relazione tra i casi e il vaccino, ma gli episodi hanno portato ad un brusco calo nel numero di ragazze vaccinate, scese da più del 70% nel 2010 all’attuale 1%. Secondo “The Lancet”, la diminuzione potrebbe portare nei prossimi 50 anni a quasi 11.000 morti. Eppure, in base ad uno studio pubblicato sul “Journal of Infectious Diseases”, i tassi di cancro all’utero in Inghilterra stanno diminuendo enormemente grazie al vaccino, mentre l’Australia sarebbe sulla buona strada per dichiararlo definitivamente sconfitto entro il 2028.
Per il professor Shoji Tsuchida, un esperto di psicologia sociale dell'Università di Kansai, malgrado la diffidenza diffusa contro i vaccini, in Giappone non esistono movimenti no-vax. “La maggior parte di coloro che non vogliono vaccinarsi hanno paura dei possibili effetti collaterali: i casi del passato continuano a influenzare pesantemente milioni di persone”. Una resistenza che è diventata un problema quando si è deciso di lanciare il vaccino contro il coronavirus: le prime dosi sono state inoculate a 3,7 milioni di operatori sanitari, con l’obiettivo di vaccinare gli anziani in aprile. Il governo ha chiesto a medici e infermieri di tenere un “diario” per sette settimane dopo aver ricevuto entrambe le dosi per monitorare eventuali effetti collaterali.
Ma la questione Olimpiadi si è ormai trasformata in un'aspra battaglia politica in cui è entrata a gamba tesa anche la stessa popolazione, che attraverso diversi sondaggi e la petizione “Stop Tokyo Olympics”, che ha raccolto oltre 200mila firme, inviata al presidente del CIO Thomas Bach e al premier nipponico, chiedono di bloccare l’evento, da alcuni esperti visto addirittura come un “suicidio”.
Malgrado le autorità giapponesi abbiano inibito la possibilità agli spettatori stranieri di assistere alle tante discipline, in Giappone stanno per riversarsi migliaia di persone, sotto forma di delegazioni composte da atleti, accompagnatori, preparatori, allenatori e quant’altro. Detto in altre parole, c’è il profondo timore che l’appuntamento olimpico possa trasformarsi in un immenso propagatore di virus, destinato a colpire il resto del pianeta quando le varie delegazioni torneranno a casa. Un dettaglio che per il Giappone significherebbe un crollo della credibilità internazionale, con conseguenze economiche disastrose.
L’ultima parola, al momento, l’ha avuta John Coates, vice presidente del CIO, che ha categoricamente escluso la possibilità di un nuovo rinvio, anche nel caso che la città di Tokyo fosse in stato di emergenza sanitaria durante i Giochi.











