
da Sanremo: Germano Longo
Sul leggendario balconcino dell’Ariston, pochi minuti prima del Festival, gli tremano le mani. Non è l’emozione: di edizioni, conduttori e ospiti nella sua carriera, Vincenzo Mollica ne ha visti passare tanti, per trent’anni. Il tremore è la malattia, il Parkinson, quella bestia che quando arriva non lascia in pace il corpo e piano piano se lo prende tutto. Mollica lo sa, sa anche che in televisione si vede, ma non gli importa: non c’è nulla da nascondere nell’essere umanamente fragili. Il vero eroe di questa edizione di Sanremo per tanti è proprio lui, immancabile su quel piccolo balconcino come nelle interviste che rimbalzano sui canali Rai, sempre così gentile e cortese da essersi meritato una sua forma di linguaggio giornalistico, il “mollichismo”. Così l’aveva definito il critico Aldo Grasso rimproverandogli in modo bonario l’abitudine di parlare sempre bene di chi si trova di fronte. Vincenzo ha abbozzato una difesa, ma ancora una volta senza replicare: “Cerco solo il lato migliore delle persone ed evito di avvicinare chi non mi piace”. Così semplice da sembrare banale: se lo facesse il mondo intero forse vivremmo meglio.
Ma a Mollica vogliono bene tutti, artisti e colleghi, e non è poco nel mondo che bazzica da decenni, tutt’altro che semplice e affollato da gente con l’animo per nulla pio. E ancora di più gliene vogliono in questi giorni, quando si intuisce l’enorme sforzo di voler essere ancora in prima fila, per non darla vinta a quel bastardo.
“Non ho solo il Parkinson - ha raccontato - sono quasi cieco e ho il diabete: sono un abile orchestratore di medicinali, ma per fortuna non so cosa sia la depressione”. Ma di mollare, non se ne parla: “Ogni giorno mia moglie Rosa mi porta qui alle 9 e viene a prendermi alle 19. Avrei dovuto restare in servizio fino al 27 gennaio, ma il contratto è stato prorogato di un mese”.
Ai microfoni di Fabio Fazio, Mollica aveva raccontato del glaucoma che gli ha tolto quel poco di vista che gli aveva lasciato il destino: “Avevo sette anni quando i miei mi portarono da un oculista che dopo avermi diagnosticato un’uveite disse ‘diventerà cieco’. Da allora ho deciso di guardare tutto quel potevo per memorizzarlo prima che arrivasse il buio”.
Nato gennaio del 1953 a Formigne, nel modenese, ma cresciuto in Calabria, Vincenzo Mollica entra in Rai nel 1980 facendosi notare per la grande preparazione sui fumetti, una delle sue passioni più forti. Diventa l’inviato di punta di manifestazioni come la notte degli Oscar, il Festival di Venezia, quello di Cannes e il Festival di Sanremo. Nel 1995, arriva una delle maggiori soddisfazioni della sua carriera: sul numero 2074 di “Topolino” esce la storia “Paperino Oscar del centenario” in cui compare “Vincenzo Paperica”, la sua perfetta trasposizione a fumetti, disegnata dal grande Andrea Pazienza. “Ho già pronto l’epitaffio per la mia tomba: “Qui giace Vincenzo Paperica, che nella vita fu Mollica”.














