
Mentre il resto del pianeta discute di viaggi aerei, mascherine, termoscanner, posti a sedere e Amuchina, c’è chi guarda molto più su, “verso l’infinito e oltre”, come direbbe il tenero Buzz Lightyear di “Toy Story”. La data, da tenere a mente perché a tutti gli effetti epocale, è mercoledì 27 maggio, dopodomani, quando la navicella Crew Dragonsi staccherà dalla piattaforma 39A del Kennedy Space Center, in Florida, per dare il via al primo volo spaziale turistico.
Dietro all’immensa operazione SpaceX, la prima gestita da un’azienda privata – anche se con la stretta collaborazione della Nasa – c’è la visione di Elon Musk, 48 anni, sudafricano, vulcanico inventore del marchio Tesla e spesso finito al centro delle cronache per piccole stravaganze, come mettere in vendita dei lanciafiamme o quella ancora più recente di chiamare la sua prima figlia X Æ A-12, nome spiegato come una raccolta di significati che sarà difficile tramutare in codice fiscale, senza contare un giorno l’appello a scuola e le facce dei professori. Ma fa lo stesso.
A portare in orbita la Crew Dragon, con quattro anni di ritardo rispetto alla data fissata (per via di due lanci dall'esito disastroso), ci penserà il razzo Falcon 9: a bordo Robert Benhkene Doug Hurley, diretti verso la stazione spaziale internazionale ISS. Tutto è curato nei minimi dettagli, perché Elon sa che lo spettacolo è fondamentale: il viaggio dei due astronauti inizierà con l’apparizione di una Tesla bianca che li accompagnerà fino alla rampa di lancio, la stessa dove nel luglio di più di mezzo secolo fa iniziò l’epico viaggio del primo uomo sulla Luna. E se tutto andrà come previsto, mercoledì sarà l’inizio di un’epoca del tutto nuova e impensabile fino a poco tempo fa: quella dei taxi cosmici. La Nasa ci crede, e per dimostrarlo ha già staccato un assegno da 2,7 miliardi di dollari per assicurarsi le prossime 6 corse.
Anche Benhken e Hurley, assicurano fonti ufficiali, sono pronti: in quarantena dal 13 maggio scorso, quattro ore prima del lancio indosseranno le tute spaziali avveniristiche studiate dagli ingegneri di SpaceX. Il primo, Robert Benhken, ha all’attivo due missioni Shuttle e diverse passeggiate extraveicolari, il secondo, Doug Hurley, è un esperto collaudatore della US Navy nonché un veterano delle missioni Shuttle.
Il programma della giornata prevede che Benhken e Hurley accedano in cabina quasi due ore prima del lancio, mentre 35 minuti prima del via saranno riempiti i serbatoi del Falcon 9, necessari ai nove motori che devono assicurare al razzo 11 minuti di spinta continua. Raggiunta l’orbita sarà il momento del primo di tanti esperimenti: il primo stadio del Falcon 9 dovrebbe essere in grado di tornare sulla Terra in modo autonomo, atterrando nei pressi nella piattaforma Of Course I Still Love You (Naturalmente ti amo ancora), al largo delle acque di Cape Canaveral. Nelle 19 ore di durata complessiva del viaggio, Benhken e Hurley avranno il loro da fare: a 150 metri dalla ISS, simulando un guasto, passeranno al test dei comandi manuali. L’aggancio completo è previso fra le 17 e 18 ora italiana del 28 maggio. Al momento, neanche in due astronauti sono a conoscenza della durata della loro permanenza in orbita, compresa fra un minimo di 30 ad un massimo di 119 giorni. Tutto dipende dalle risposte del test di volo e dalla disponibilità della Demo-2, la navicella Dragon successiva che dovrebbe portare sulla ISS altre quattro persone.
I piani futuri sono già delineati, e mostrano un futuro modellato sempre più sullo spazio: entro fine anno dovrebbe entrare in funzione il servizio di trasporto verso la ISS per poi passare ad occuparsi della Luna, anche se il sogno mai nascosto di Elon è Marte, il pianeta rosso.











