SPAZIO - 12 bottiglie di Bordeaux invecchiate in orbita
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Ormai manca poco, è questione di giorni, poi le prime bottiglie di vino invecchiate nello spazio saranno stappate in Francia e messe a confronto con altre della medesima annata rimaste sul pianeta Terra.

È la conclusione, piena di legittime speranze, di un’operazione iniziata nel 2014, quando Nicolas Gaume, imprenditore francese con un passato come ex responsabile dell’area videogames per la Microsoft, a Seattle, fonda la Space Cargo Unlimited con la complicità dell’imprenditore ed enologo Emmanuel Etcheparre. La startup raggruppa anche imprenditori e appassionati dello spazio e ha come obiettivo la ricerca in assenza di gravità per applicazioni commerciali sulla Terra attraverso partnership strategiche con operatori spaziali. Tradotto in soldoni: il noleggio di spazi a bordo di missili e razzi spediti nello spazio da altri.

Il primo esperimento della neonata società, dove aver stretto un accordo prima con il CNES (Centre National d’Études Spatiales), e subito dopo l’ESA (European Space Agency) e la NASA, è quello di spedire nello spazio 12 bottiglie di Bordeaux e 320 tralci di Merlot e Cabernet Sauvignon. Gli inizi non sono facili: la proposta viene rifiutata fra i sorrisi di chi si è ormai convinto che Gaume ed il suo socio Etcheparre siano due pazzi in cerca di pazzie.

Poi, grazie all’entusiasmo dell’Institut des Sciences de la Vigne et du Vin dell’Università di Bordeaux, l’idea di scoprire gli effetti della galassia sul vino e su piante da potatura dormienti, fa breccia negli uffici degli enti spaziali.

Nel novembre del 2019, finalmente, le 12 bottiglie partono a bordo di uno dei primi viaggio dello Space X (ancora senza equipaggio) di Elon Musk con destinazione infinito, anzi – la ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Sei mesi dopo, anche i tralci di vite raggiungono lo spazio dopo aver ottenuto un passaggio sulla Blue Origin, razzo della società spaziale che fa capo a Jeff Bezos, il multimiliardario patron del colosso Amazon. Per un anno, oltre a resistere alla voglia degli astronauti di un bel bicchiere di Bordeaux, le 12 bottiglie sono state mantenute a temperatura costante, circa 18°. “A bordo sono stati ricreati tutti i parametri nella vita sulla Terra, tranne la mancanza di gravità, che crea un enorme stress e accelera le evoluzioni di batteri e lieviti contenuti dal vino, un prodotto vivo”. Anche per i tralci, si tratta di sfruttare lo sviluppo accelerato in un ambiente privo di gravità in cui le piante sono sottoposte ad una maggiore esposizione alle radiazioni.

Nella storia c’è un solo precedente che risale al 2011, quando un carico di whisky scozzese della distilleria Ardbeg fu spedito nello spazio: al ritorno, più di 700 giorni dopo, sembrava invecchiato di almeno cinque anni.

Le domande che gli scienziati coinvolti nell’operazione si chiedono sono in fondo le stesse curiosità della gente comune: un anno nello spazio influirà sul gusto? E ancora, l’invecchiamento in orbita è uguale o diverso da quello sulla Terra? Quanto influisce la mancanza di gravità? Le risposte a breve: il carico è atterrato sulle coste della Florida e da lì ha attraversato l’oceano e raggiunto la Francia, dove il momento di stapparle è previsto per fine gennaio.

A Nicolas Gaume ed Emmanuel Etcheparre, più che le risposte squisitamente scientifiche, importa capire se il fiume di denaro e gli sforzi investiti nell’operazione si tradurranno in un guadagno. Al momento, fra appassionati e collezionisti c’è molta attesa: in fondo, è il primo vino spaziale nella storia dell’umanità.