
Nel centro di Torino, le statue hanno una sciarpa di lana al collo. No, non si tratta di un gesto di solidarietà per tenere al caldo marmi e bronzi, ma di un gesto simbolico per tenere alta l’asticella su una piaga sociale sempre più diffusa: la povertà.
Un gesto simbolico, che il “Gruppo Abele” - la onlus fondata nel 1965 da Don Luigi Ciotti con l’idea di “dare voce a chi non ha voce” - ha scelto per lanciare la campagna sociale “Un gesto che scalda”. Per la precisione si tratta di tre monumenti fra i più celebri del capoluogo: il “Caval d’Brons” di piazza San Carlo, il “Conte Verde” di piazza Palazzo di Città e la statua dedicata a Vicenzo Gioberti di piazza Carignano. Con l’aggiunta ancora di due statue nel cortile del “Museo Egizio” e un tram della linea 4. Tutte adornate con lunghe sciarpe in lana realizzate dalla sartoria sociale “InTessere”, dove donne migranti hanno modo di frequentare corsi professionali di sartoria.
“La povertà non è una fatalità né un destino inevitabile che tocca gli uni e risparmia gli altri. La povertà, una condizione che calpesta la dignità delle persone, è frutto di ingiustizie e disuguaglianze, di mancanza d’investimenti per le fasce più deboli e di politiche incapaci di affrontare alla radice i problemi economici e sociali - recita il comunicato della onlus torinese, diffuso in occasione del lancio della campagna, in concomitanza con Giornata mondiale per l’eradicazione della povertà – l’iniziativa è pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla possibilità di fare un piccolo ma prezioso gesto in aiuto di chi aiuta”.
“Dai nostri osservatori, il peggioramento delle condizioni di persone è famiglie è palpabile, e senza inversioni di tendenza dalla pandemia in avanti. C’è un aumento delle richieste di sostegno alimentare, una crescita esponenziale del malessere giovanile, così come del disagio psichico anche nelle sue forme più gravi, soprattutto fra le persone senza dimora. Con la sciarpa idealmente avvolgiamo tanti uomini e donne che ogni giorno accogliamo presso i nostri servizi e strutture. E con la stessa sciarpa chiediamo alle istituzioni di avvolgere tante situazioni critiche che a Torino come altrove vanno affrontate tempestivamente.
L’iniziativa, accolta dalle istituzioni torinesi, è stata accompagnata da una serie di priorità indicate dal Gruppo Abele. “Anche chi aiuta fa fronte a una situazione di emergenza: l’aumento dei costi per le spese vive di gestione dei servizi rischia di prosciugare le risorse a disposizione. Le Asl dovrebbero avere un’unità operativa dedicata alla bassa soglia. L’area della povertà estrema va seguita con progetti personalizzati e capaci di accogliere l’imprevisto, intrecciando intervento sociale, educativo, sanitario. Va alzato un argine contro il degrado, dove per degrado non si intendono mai le persone, ma i contesti. Gli spazi pubblici, specie in periferia, sono spesso lasciati all’abbandono. Ma l’incuria chiama indifferenza e genera senso di insicurezza. “Vanno studiati dei presidi educativi permanenti nei luoghi di ritrovo informale dei giovani. La povertà educativa è l’altro grande volto della povertà, e si alimentano l’una con l’altra. Serve un’alleanza più forte fra scuola e realtà territoriali”.
Oltre alle donazioni online e alla raccolta lungo vie e piazze, è prevista la presenza di un “totem” interattivo dotato di pos: i fondi serviranno a finanziare le attività messe in campo dal Gruppo Abele per aiutare i poveri. Nuovi o vecchi siano.











