SOLIDARIETA' - 2020, l'anno del «Natale Sospeso»

C’era una volta il caffè sospeso, antica e signorile tradizione napoletana di lasciare una tazzina pagata per chi non può permettersela. Un’usanza che dai suggestivi vicoli della città partenopea è diventata di colpo un’equazione perfettamente adattabile ai disastri seminati dalla pandemia, che oltre ai morti lascia i vivi con problemi pratici non indifferenti.

Già nei primi mesi del lockdown, quando le famiglie in difficoltà aumentavano ovunque, il gesto di solidarietà è passato alla spesa sospesa, con cesti e contenitori in cui chi può lascia qualcosa e chi al contrario ha necessità, è libero di prendere. Di recente, l’iniziativa è stata raccolta anche dalla Coldiretti, che ha lanciato la possibilità di acquistare prodotti della terra a disposizione del prossimo o di lasciare una somma utilizzabile da chi verrà dopo.

Ma nel tempo la situazione, lo sappiamo bene, invece di migliorare ha continuato a farsi sempre più difficile, e secondo le più rosee previsioni sarà ancora così nei prossimi mesi, almeno fin quando il vaccino non concederà il liberi tutti al genere umano.

Dalla tazzina, si diceva, si è passati alla spesa, scivolando poi verso il pranzo o la cena sospesi, e continua ad arricchirsi di nuovi capitoli, dimostrando che gli italiani saranno anche “buoni a nulla capaci di tutto”, come ironicamente ci definiva Leo Longanesi, ma quando si tratta di cuore, non siamo secondi a nessuno.

In diverse città italiane, sta prendendo piede l’iniziativa del tampone sospeso: si paga il proprio e quello di un altro che non può permetterselo. Finora si contano iniziative simili a Milano, Palermo, Nola, Roma, Fasano e Napoli, ma sono numerose le città che si stanno attrezzando, e molte altre quelle in cui è nata anche la visita sospesa presso pediatri, ginecologi e specialisti, per dare una mano a chi non può.

E visto che il Natale alle porte, e non è giusto che almeno i bambini non lo celebrino come va fatto, arrivano anche i giocattoli sospesi, acquistati in un negozio e consegnati alle associazioni di volontariato locali che li smistano facendo attenzione a non dimenticare nessuno.

Lodevole anche l’iniziativa del piatto natalizio sospeso lanciata da Just Eat attraverso 40 ristoranti di Milano, Torino, Roma e Napoli in cui è possibile pagare un piatto unico natalizio, a cui l’azienda aggiunge 50 centesimi per acquisto devoluti a comunità come la Caritas Ambrosiana, la Caritas Diocesana di Torino, la Caritas di Roma e la Caritas di Napoli.

Ma visto che è Natale, sono numerose le pasticcerie di Milano dove è nato il panettone sospeso. Perché una fetta non si nega a nessuno, alla faccia del virus.