
Muthill, in gaelico Maothall: un paesino di 675 anime immerso nelle verdissime campagne scozzesi dove ci si conosce tutti e difficilmente succede qualcosa di brutto. Il peggio lo raccontava solo la televisione, almeno fino a quando il coronavirus ha deciso che anche lì, a Muthill, era ora di guastare un po’ un’aria troppo tranquilla.
Il paese si è chiuso a riccio, tutti a casa: i pochi negozi che non vendono alimentari hanno tirato giù le saracinesche, e chi già faticava a tirare avanti è finito nei pasticci, perché si può fare a meno di tutto, ma di mangiare no. Fra i tanti che hanno perso il lavoro anche Corinna Robertson, 52 anni, licenziata dal negozio in cui lavorava come commessa da tanti anni, perché i titolari non potevano permettersi di mantenerla.
Corinna racconta preoccupata la sua vicenda a Susan Crawford, un’amica di vecchia data, che a sua volta le dice di aver sentito di molti altri loro compaesani rimasti nelle stesse condizioni e destinati ad un periodo di gravi difficoltà. Una realtà triste e drammatica a cui serviva un’idea che coinvolgesse tutto il paese, ma senza essere obbligati a portare cibo e aiuti direttamente nelle case di chi ha bisogno, per evitare l’umiliazione.
L’idea di Corinna e Susan è caduta su una vecchia cabina telefonica rossa, che come accade ormai in quasi tutta la Gran Bretagna, resisteva al tempo e agli smartphone più per fare un favore ai turisti che per vera utilità. Il 9 aprile scorso, le due amiche hanno iniziano a trasformarla in una vera “dispensa della comunità”, una sorta di armadio pubblico solidale in cui chi può farlo è libero di prendere o mettere ciò che vuole: dal cibo ai giocattoli, dagli articoli sanitari ai libri, dalle conserve fatte in casa ai dolci, dai prodotti per l’igiene personale alla frutta e la verdura freschi. Non c’è limite, non c’è orario, non c’è nessuno che controlla: tutto è a disposizione di chi ha bisogno, e chi in questo momento ha a sufficienza, invece di prendere porta.
“Quando tutto questo è iniziato in paese sono stati distribuiti gli avvisi dell’autoisolamento, ma è bastato poco per capire che fosse peggio di quanto potessimo immaginare. La gente restava senza lavoro e anche se il governo ha promesso sussidi ci andrà un po’ di tempo per riceverli, ma quando devi dar da mangiare ai tuoi figli non puoi aspettare. Così ci siamo inventati la cabina solidale, e la risposta è stata incredibile: è costantemente piena di tutto quello che può servire, utile o meno. Qualcuno passa più volte al giorno per controllare che i cibi più freschi siano stati presi prima della data di scadenza. È stato il primo di una serie di esempi diventati la commovente dimostrazione del grande spirito solidale di una comunità: il pub locale, chiuso dai primi giorni di aprile, per Pasqua ha regalato dei lecca-lecca al cioccolato destinati ai bambini”.
Un successo tale che Corinna e Susan pensano di continuare anche dopo la fine del lockdown: “Quando l’isolamento sarà finito la gente potrebbe trovarsi ugualmente in difficoltà, perché qui non ci sono grandi opportunità di lavoro, si fa fatica”.















