
Altro che “ci vediamo davanti alla discoteca a mezzanotte”, l’appuntamento ora è alle dieci del mattino, con cappuccino in mano e neanche un’occhiaia. E la pista, ovviamente, è Illuminata dal sole, mentre il drink un kombucha o un caffè monorigine.
Stiamo entrando nell’era “soft clubbing”, la tendenza che sta riscrivendo le regole della nightlife partendo dal presupposto che va bene ballare, ma non distruggersi.
A Torino il debutto ufficiale è scattato il 22 febbraio scorso al “Maxelà” del Valentino con un sold out che allinea il nostro Paese a metropoli come Londra, Berlino, Parigi e New York, dove ritrovarsi in pista appena svegli è diventato quasi normale.
Il “fare serata” di una volta, fra code infinite, shot di vodka alla pesca e rientro all’alba, sta lasciando il posto a quella che non è la versione annacquata del clubbing tradizionale, ma un cambio di mentalità verso una fascia oraria che permette di essere a casa prima dell’aperitivo.
E se da altre parti gli shot sono sostituiti da mocktail, estratti e specialty coffee, da queste parti si balla con cornetto e cappuccino.
Secondo un report di “NCSolutions”, i Coffee Clubbing hanno registrato un’impennata del 478%, le “Thermal Gatherings” – tra rave in sauna e feste – un +256%, mentre le “Morning Dance Party” crescono del 20% anno su anno diventando un fenomeno globale che da New York a Milano sta ridefinendo le regole.
Pioniere del movimento è stato il format Daybreaker, fondato da Radha Agrawal, con eventi in oltre sessanta città. In Italia il simbolo è l’m2o Morning Club, ideato da Albertino, che a Milano ha riempito la “Fabbrica del Vapore” dalle 10 alle 15, ospitando anche Jovanotti, l’ex sacerdote della nightlife diventato guru mattiniero del dancefloor.
Un fenomeno accompagnato da un’altra mutazione: ul 61% della Gen Z dichiara di voler ridurre il consumo di alcol per privilegiare sonno, salute mentale e forma fisica, così il clubbing non scompare ma si trasforma e i locali bui lasciano spazio a caffetterie, studi di yoga, gallerie d’arte e spazi industriali riqualificati. A livello musicale è la rivincita delle sfumature: house melodica, techno ambient, set pensati per un risveglio danzante piuttosto che per una maratona.
Ma non tutti applaudono, a cominciare dal sindacato dei locali da ballo “Silb-Fipe”, aderente a Confcommercio, che sposta il problema dall’orario alle regole: il ballo è attività regolamentata, con autorizzazioni, limiti di capienza e requisiti tecnici precisi. Organizzare dj set in spazi non progettati per ospitare affollamenti può creare zone grigie e rischi.
E poi ci sono i nostalgici, quelli secondo cui il clubbing è per definizione una cultura notturna e spostarlo al mattino sarebbe come togliere sacralità al tempio.
Il successo, però, non riguarda solo i ventenni, il soft clubbing piace agli adulti con carriera e figli, che possono coltivare la passione per la musica elettronica senza sacrificare il lunedì mattina.
Le ragioni sono economiche (caffè e brioche costano meno di un gin tonic), sociali (ci si sente più lucidi e presenti), psicologiche (meno ansia, più equilibrio) e pratiche (si dorme di più).
Forse, ipotizzano gli esperti, è finita la stagione degli eccessi, almeno nella forma conosciuta: per decenni andare a ballare è stata una fuga, mentre oggi sembra farsi strada l’idea di ottimizzare il piacere restando efficienti, senza compromettere la settimana lavorativa.








